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anche – Studio Paolisso & Partners
La Legge di Bilancio 2021 (Legge n. 178 del 30 Dicembre 2020) ha riaperto i termini per effettuare la rivalutazione delle partecipazioni non quotate detenute alla data del 1° Gennaio 2021. È una norma che viene prorogata ormai di anno in anno fin dal 2001, anno di introduzione della normativa di riferimento (art. 5 della Legge n. 448 del 28 Dicembre 2001).

Possono aderire alla rivalutazione


persone fisiche non esercenti attività d'impresa;
società semplici, società e associazioni ad esse equiparate ai sensi dell'art. 5 TUIR;
enti non commerciali per quel che attiene alle attività non inerenti all'attività d'impresa;
soggetti non residenti, privi di stabile organizzazione in Italia,


che possiedano terreni (agricoli ed edificabili) o partecipazioni (sia qualificate che non qualificate), non in regime di impresa, alla data del 1° gennaio 2021. Possono essere rivalutati anche terreni o partecipazioni cedute prima del 30 giugno 2021 purché successivamente al 1° gennaio 2021.

L'imposta sostitutiva è pari all'11% del valore complessivo del terreno o della partecipazione oggetto... [continua sul sito]
Nel penultimo mese dell'anno l'economia italiana torna a subire anche a livello di statistiche la crisi economica legata alla pandemia e alle misure di contenimento del contagio. Secondo le rilevazioni Istat soffrono infatti sia il commercio al dettaglio sia la produzione industriale, rispettivamente in calo del 6,9% e dell'1,4% nel confronto con ottobre 2020, con bilanci ancor più pesanti rispetto a novembre 2019.

A novembre 2020 il commercio al dettaglio ha accusato una nuova - drammatica - battuta d'arresto. L'esplosione della seconda ondata della pandemia di Covid-19 e la connessa introduzione di nuove misure di contenimento del virus hanno inevitabilmente colpito il settore delle vendite. Nel penultimo mese dell'anno quest'ultime sono state il 6,9% in meno rispetto a quelle di ottobre. Una caduta che va a peggiorare il bilancio tendenziale a distanza di un anno: le vendite di novembre 2020 sono state l'8,1% in meno rispetto a quelle di novembre 2019. Il crollo del commercio al dettaglio prende forma principalmente per quanto riguarda la categoria dei beni non alimentari, quelli colpiti direttamente dalle disposizioni del legislatore. Se infatti il valore delle vendite... [continua sul sito]
Nel penultimo mese dell'anno l'economia italiana torna a subire anche a livello di statistiche la crisi economica legata alla pandemia e alle misure di contenimento del contagio. Secondo le rilevazioni Istat soffrono infatti sia il commercio al dettaglio sia la produzione industriale, rispettivamente in calo del 6,9% e dell'1,4% nel confronto con ottobre 2020, con bilanci ancor più pesanti rispetto a novembre 2019.

A novembre 2020 il commercio al dettaglio ha accusato una nuova - drammatica - battuta d'arresto. L'esplosione della seconda ondata della pandemia di Covid-19 e la connessa introduzione di nuove misure di contenimento del virus hanno inevitabilmente colpito il settore delle vendite. Nel penultimo mese dell'anno quest'ultime sono state il 6,9% in meno rispetto a quelle di ottobre. Una caduta che va a peggiorare il bilancio tendenziale a distanza di un anno: le vendite di novembre 2020 sono state l'8,1% in meno rispetto a quelle di novembre 2019. Il crollo del commercio al dettaglio prende forma principalmente per quanto riguarda la categoria dei beni non alimentari, quelli colpiti direttamente dalle disposizioni del legislatore. Se infatti il valore delle vendite... [continua sul sito]
Nel periodo gennaio-ottobre 2020 sono crollate le entrate tributarie accertate. Lo comunica il Ministero dell'economia e delle finanze con la sua consueta nota di aggiornamento, attraverso la quale si va sempre più delineando l'impatto della crisi economica sulle casse dello Stato grazie ai dati ufficiali del governo. Nei primi dieci mesi del 2020 le entrate tributarie erariali accertate (criterio della competenza giuridica) sono scese del 6,2% rispetto allo stesso periodo del 2019, ammontando a 337,368 miliardi di euro. Una cifra che risulta essere di 22,46 miliardi inferiore rispetto a quella dell'anno precedente. "La variazione negativa riflette sia il peggioramento congiunturale sia le misure adottate dal Governo per fronteggiare l'emergenza sanitaria e, in particolare, quelle che hanno sospeso o hanno ridotto i versamenti di alcuni tributi per specifiche categorie di contribuenti", sottolinea il MEF.

Andando più nel dettaglio, le imposte dirette nel periodo ammontano a 194,355 miliardi di euro, registrando così una crescita dello 0,7% rispetto al 2019. La caduta si ritrova invece nelle imposte indirette, che sono scese del 14,3% rispetto all'anno scorso, fermandosi... [continua sul sito]
Una seconda ondata potrebbe avere un impatto sulla dinamica del Pil del quarto trimestre compreso tra -3,5 e -8,0%. A dirlo è l'Ufficio parlamentare di bilancio nella sezione finale nella sua nota sulla congiuntura di ottobre 2020. Oltre a tracciare un quadro dell'attuale congiuntura economica, infatti, l'Upb ha stimato l'impatto sulla (de)crescita del Pil nel quarto trimestre di una seconda ondata di contagi di Covid-19 in Italia. La simulazione si basa sullo "stringency index", indicatore costruito dall'Università di Oxford per tracciare le restrizioni adottate nei Paesi del mondo per fronteggiare l'epidemia. L'Upb fa notare come durante la prima ondata l'Italia abbia mostrato "un'elevata correlazione (0,89) tra la serie storica della quota di tamponi positivi e quella dello stringency index". Attraverso la quota di tamponi positivi sul totale sarebbe quindi possibile stimare l'impatto dell'epidemia sull'economia dei singoli Paesi: "La dinamica del PIL mensile da febbraio ad oggi sembra effettivamente allineata allo stringency index; la correlazione contemporanea tra le due serie è di circa il 92 per cento, simile a quella di indicatori quantitativi come la produzione industriale"... [continua sul sito]
Nel 2019 la pressione fiscale è salita al 42,4%, in aumento per la prima volta negli ultimi cinque anni. A dare l'allarme è il documento "Analisi della pressione fiscale in Italia, in Europa e nel mondo" pubblicato in settimana dal Consiglio nazionale dei dottori commercialisti e degli esperti contabili e dalla Fondazione nazionale commercialisti. Nel dettagliato studio che fotografa lo stato della pressione fiscale in Italia nei confronti dei partner europei e mondiali risulta infatti come l'anno scorso, per la prima volta dopo un lustro, la tendenza si sia nuovamente invertita: nel 2019 la pressione fiscale italiana è salita portandosi al 42,4%, un incremento dello 0,7% rispetto al 2018. La frazione dei ricavi che se ne va in tributi è dell'1,4% superiore alla media europea e si colloca sesta nella graduatoria comunitaria.
Ha generato tuttavia scalpore il dato stimato dal Cndcec e Fnc che prende in considerazione il sommerso e l'economia illegale: al netto di queste ultime componenti (pari al 12% del Pil, secondo le stime), la pressione fiscale italiana raggiunge il 48,2%. Una percentuale che scalerebbe rapidamente la classifica dei regimi fiscali più aspri d'Europa piazzandosi... [continua sul sito]
Con il Dpcm del 23 febbraio 2020, il Governo è intervenuto per rendere più immediato il ricorso allo smart working ("lavoro agile"), nelle aree considerate a rischio per l'emergenza Coronavirus: in tali aree è ora consentita l'attivazione dello smart working anche in assenza dell'accordo individuale.
Lo smart working è una modalità di esecuzione del rapporto di lavoro subordinato caratterizzato dall'assenza di vincoli orari o spaziali e un'organizzazione per fasi, cicli e obiettivi, stabilita mediante accordo tra dipendente e datore di lavoro. La definizione di smart working, contenuta nella Legge n. 81/2017, pone l'accento sulla flessibilità organizzativa, sulla volontarietà delle parti che sottoscrivono l'accordo individuale e sull'utilizzo di strumentazioni che consentano di lavorare da remoto (come ad esempio: pc portatili, tablet e smartphone).
Ai lavoratori agili viene garantita la parità di trattamento - economico e normativo - rispetto ai loro colleghi che eseguono la prestazione con modalità ordinarie. È, quindi, prevista la loro tutela in caso di infortuni e malattie professionali, secondo le modalità illustrate dall'INAIL nella Circolare n. 48/2017... [continua sul sito]
Con il Dpcm del 23 febbraio 2020, il Governo è intervenuto per rendere più immediato il ricorso allo smart working ("lavoro agile"), nelle aree considerate a rischio per l'emergenza Coronavirus: in tali aree è ora consentita l'attivazione dello smart working anche in assenza dell'accordo individuale.
Lo smart working è una modalità di esecuzione del rapporto di lavoro subordinato caratterizzato dall'assenza di vincoli orari o spaziali e un'organizzazione per fasi, cicli e obiettivi, stabilita mediante accordo tra dipendente e datore di lavoro. La definizione di smart working, contenuta nella Legge n. 81/2017, pone l'accento sulla flessibilità organizzativa, sulla volontarietà delle parti che sottoscrivono l'accordo individuale e sull'utilizzo di strumentazioni che consentano di lavorare da remoto (come ad esempio: pc portatili, tablet e smartphone).
Ai lavoratori agili viene garantita la parità di trattamento - economico e normativo - rispetto ai loro colleghi che eseguono la prestazione con modalità ordinarie. È, quindi, prevista la loro tutela in caso di infortuni e malattie professionali, secondo le modalità illustrate dall'INAIL nella Circolare n. 48/2017... [continua sul sito]
Dal 1° gennaio 2020 la ricevuta fiscale sarà abolita e sostituita dal documento commerciale (ex scontrino) con una serie di problematiche che abbiamo evidenziato in precedenti scritti, come da link a fondo pagina. Affrontiamo quindi il caso di artigiani che, secondo il nostro parere, possono non dotarsi di registratore telematico (RT) e non emettere il documento commerciale ma assolvere agli obblighi secondo quanto di seguito indicato, si sottolinea a nostro parere. Abbiamo ritenuto di utilizzare termini più semplici possibili, al fine di consentire anche ai non addetti ai lavori di comprendere il significato e le procedure di seguito illustrate.

L'articolo 22 del DPR 633/72 (Legge Iva) prevede che l'emissione delle fattura non è obbligatoria, se non è richiesta dal cliente, per le operazioni effettuate da commercianti al minuto (es. negozi), per la somministrazione di alimenti e bevande (ristoranti, pizzerie, bar etc.), per le prestazioni di servizi rese in locali aperti al pubblico (agenzie pratiche auto, laboratorio di cornici, laboratorio riparazioni piccoli elettrodomestici), in forma ambulante o nell'abitazione del cliente (manutenzione caldaia, idraulico, elettricista, riparazione elettrodomestici etc.).

Perché non è obbligatoria: il legislatore ha voluto evitare che per un semplice caffè dovesse essere emessa fattura, è una norma di semplificazione... [continua sul sito]
Dal 1° gennaio 2020 la ricevuta fiscale sarà abolita e sostituita dal documento commerciale (ex scontrino) con una serie di problematiche che abbiamo evidenziato in precedenti scritti, come da link a fondo pagina. Affrontiamo quindi il caso di artigiani che, secondo il nostro parere, possono non dotarsi di registratore telematico (RT) e non emettere il documento commerciale ma assolvere agli obblighi secondo quanto di seguito indicato, si sottolinea a nostro parere. Abbiamo ritenuto di utilizzare termini più semplici possibili, al fine di consentire anche ai non addetti ai lavori di comprendere il significato e le procedure di seguito illustrate.

L'articolo 22 del DPR 633/72 (Legge Iva) prevede che l'emissione delle fattura non è obbligatoria, se non è richiesta dal cliente, per le operazioni effettuate da commercianti al minuto (es. negozi), per la somministrazione di alimenti e bevande (ristoranti, pizzerie, bar etc.), per le prestazioni di servizi rese in locali aperti al pubblico (agenzie pratiche auto, laboratorio di cornici, laboratorio riparazioni piccoli elettrodomestici), in forma ambulante o nell'abitazione del cliente (manutenzione caldaia, idraulico, elettricista, riparazione elettrodomestici etc.).

Perché non è obbligatoria: il legislatore ha voluto evitare che per un semplice caffè dovesse essere emessa fattura, è una norma di semplificazione... [continua sul sito]