L’Agenzia delle Entrate sta inviando ad alcuni dei nostri assistiti inviti all’adempimento spontaneo derivante dall’incrocio dei dati con lo  spesometro fornitori.

L’ Agenzia delle Entrate mette a confronto le operazioni imponibili dichiarate dalla Società che definiremo XXX con le comunicazioni ricevute dai clienti di questa, che chiameremo CLIENTE, riferendosi alle operazioni imponibili (quelle risultanti dai righi VE24 + VE37 +VE39), non sono quindi comprese nelle operazioni imponibili, ad esempio, quelle soggette a reverse charge.

Tra l’altro nell’invito all’adempimento spontaneo si ha modo di leggere che….. dai dati delle fatture elettroniche da lei inviate (nel 2018 non esistevano le fatture elettroniche!) e nel prospetto di dettaglio allegato all’invito documentate da fatture elettroniche da lei emesse.

Prendendo atto delle situazioni che sotto vengono esemplificate si ha modo di constatare che lo spesometro ha fallito il proprio scopo, l’invito all’adempimento spontaneo non può comportare l’obbligo in capo al contribuente di ricostruire analiticamente per ogni cliente l’ammontare delle operazioni imponibili o non soggette ad… [continua sul sito]

Il commercio al dettaglio conferma per un altro mese la sua progressione, facendo segnare un risultato positivo a giugno e continuando la sua rincorsa ai livelli pre-crisi. Istat ha pubblicato mercoledì 4 agosto il consueto aggiornamento sull’andamento del commercio al dettaglio e le notizie sono relativamente buone. A giugno 2021 l’Istituto nazionale di statistica stima un incremento delle vendite al dettaglio pari allo 0,7% rispetto a maggio. Un risultato che è figlio dell’incremento di entrambe le componenti, i beni alimentari e quelli non alimentari. I primi hanno visto incrementare dell’1,1% il valore delle vendite, i secondi “solo” dello 0,3%. I valori in gioco assumono altra portata se raffrontati al mese di giugno 2020, quando ancora la crisi economica del Covid si trovava nella sua fase più acuta. Rispetto ad un anno fa infatti le vendite al dettaglio hanno registrato un aumento del 7,7%, con un delta ben diverso a seconda della componente analizzata. I beni alimentari infatti limitano la loro crescita al 2,5%, un risultato prevedibile vista la natura dei prodotti in questione, caratterizzata da una domanda rigida che oppone maggiore resistenza alle crisi di breve durata… [continua sul sito]

In aprile il commercio al dettaglio torna a scendere, dando seguito alla stagnazione fatta registrare a marzo e rimandando ulteriormente il ritorno ai livelli pre-Covid. Martedì 8 giugno Istat ha pubblicato la nota relativa all’andamento del commercio al dettaglio del mese di aprile 2021, fotografando lo stato delle vendite ai consumatori italiani. Ciò che emerge è tutt’altro che positivo. Nel mese di aprile 2021 le vendite al dettaglio si sono contratte dello 0,4% rispetto al mese di marzo. Una riduzione figlia di due componenti opposte. Da una parte le vendite di beni alimentari, cui domanda è tradizionalmente più rigida, sono incrementate dell’1,0%. Dall’altra i beni non alimentari, che hanno perso l’1,5% in valore rispetto a marzo. La situazione si ribalta guardando al trimestre febbraio-aprile 2021, nel quale le vendite sono complessivamente aumentate del 4,3% grazie ad un +8,6% dei beni non alimentari (recupero dopo la caduta di fine 2020) e un -0,7% dei beni alimentari (appunto meno volatili e più rigidi nella domanda dei consumatori). Impressionante, per quanto poco indicativo del trend di breve termine, è il confronto con il mese di aprile 2020: rispetto al mese in cui… [continua sul sito]

La produzione industriale fallisce il recupero rispetto a febbraio, delineando uno scenario di stagnazione che sposta in avanti il ritorno ai livelli pre-Covid. Nel suo ultimo rapporto sulla produzione industriale Istat ha comunicato che a marzo l’indice della produzione industriale è diminuito dello 0,1% rispetto al mese di febbraio. Una nuova battuta d’arresto nel ritorno ai livelli precedenti all’avvento del virus. Nella media del primo trimestre 2021 la produzione è cresciuta dello 0,9% rispetto al quarto trimestre 2020, registrando così allo stesso tempo un recupero e un incremento insufficiente a ripristinare i valori del 2019. La diminuzione dello 0,1% è legata ad un andamento eterogeneo delle varie componenti. L’energia ha visto un +1,8% su febbraio, i beni intermedi un +0,5% e i beni strumentali un +0,2%, dati positivi che sono stati riportati sotto la pari dal comparto dei beni di consumo, nel quale la produzione è scesa dell’1,5%. Il confronto con marzo 2020 presenta un salto dell’indice in doppia cifra, causato dalla natura stessa dei dati dell’anno precedente: si trattava della prima ondata dei contagi, con relativo blocco della produzione e lockdown “duro” nel tentativo… [continua sul sito]

(art. 152 DECRETO-LEGGE 19 maggio 2020, n. 34) [1].
L’articolo 152 del Decreto Rilancio ha previsto la sospensione delle trattenute conseguenti i pignoramenti effettuati dall’Agente della riscossione (ex Equitalia) e dai soggetti che si occupano dell’accertamento e riscossione delle entrate degli enti locali [2].
A chi può interessare

Sono interessati alla sospensione tutti i lavoratori dipendenti o i pensionati che stanno subendo trattenute sui propri compensi, a seguito di pignoramento presso terzi effettuato dall’Agente della riscossione (ex Equitalia) e dai soggetti che si occupano dell’accertamento e riscossione delle entrate degli enti locali.
La norma può essere ancora più utile a quei lavoratori che, nel periodo hanno avuto entrate ridotte in conseguenza di assenza per malattia, maternità o cassa integrazione. In questi casi l’opportunità di rimandare i pagamenti, anche se per pochi mesi, potrà sicuramente rappresentare un sollievo sul bilancio familiare.
Quali sono le trattenute che vengono normalmente operate

I datori di lavoro o gli enti che erogano la pensione, a seguito di “pignoramento presso terzi”… [continua sul sito]

Nell’affrontare la gestione dello studio, la comprensione dei propri costi è di vitale importanza. Infatti, in assenza di dati attendibili, risulterà difficile redigere preventivi, valutare la marginalità dei clienti e definire i criteri di parcellazione. In mancanza di questi dati ricorrere alle tariffe professionali o alle abitudini storiche potrebbe comportare una sottostima degli impegni economici dello Studio. Altresì le proposte economiche potrebbero non essere coerenti con quello che il mercato consente e quindi vulnerabili di fronte alla concorrenza.

Non solo: nell’ottica del miglioramento dei risultati e della razionalizzazione dei processi, non conoscere i fattori che compongono i propri costi impedisce di focalizzare gli ambiti su cui lo studio può realmente incidere.

Infatti, la dolorosa scoperta di coloro che iniziano a valutare il tessuto gestionale dello studio è che, salvo importanti mutamenti dei fondamentali – ad esempio, un forte ridimensionamento del parco clienti -, i costi dello studio non sono significativamente riducibili. Lo studio è infatti composto da persone, le quali rappresentano circa il 75% dei costi se includiamo un costo figurativo dei titolari. A queste si aggiungono i costi di struttura come l’affitto – da rappresentare… [continua sul sito]

Nell’affrontare la gestione dello studio, la comprensione dei propri costi è di vitale importanza. Infatti, in assenza di dati attendibili, risulterà difficile redigere preventivi, valutare la marginalità dei clienti e definire i criteri di parcellazione. In mancanza di questi dati ricorrere alle tariffe professionali o alle abitudini storiche potrebbe comportare una sottostima degli impegni economici dello Studio. Altresì le proposte economiche potrebbero non essere coerenti con quello che il mercato consente e quindi vulnerabili di fronte alla concorrenza.

Non solo: nell’ottica del miglioramento dei risultati e della razionalizzazione dei processi, non conoscere i fattori che compongono i propri costi impedisce di focalizzare gli ambiti su cui lo studio può realmente incidere.

Infatti, la dolorosa scoperta di coloro che iniziano a valutare il tessuto gestionale dello studio è che, salvo importanti mutamenti dei fondamentali – ad esempio, un forte ridimensionamento del parco clienti -, i costi dello studio non sono significativamente riducibili. Lo studio è infatti composto da persone, le quali rappresentano circa il 75% dei costi se includiamo un costo figurativo dei titolari. A queste si aggiungono i costi di struttura come l’affitto – da rappresentare… [continua sul sito]