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ancora – Studio Paolisso & Partners
Nel mese di maggio 2022 il tasso di inflazione torna a salire, facendo segnare un aumento del 6,9% negli ultimi dodici mesi. L'aumento dell'indice dei prezzi al consumo è particolarmente rilevante per due ragioni. Da una parte il tasso di inflazione nel mese di aprile si era fermato a +6,0%, realizzando così a maggio un incremento di quasi un punto percentuale. Dall'altra è da segnalare il confronto storico: non si registrava un tasso di inflazione tanto sostenuto dal mese di marzo 1986, quando l'indice dei prezzi al consumo era cresciuto del 7,0% su base annua. Numeri risalenti ad un'altra epoca e oggi dettati ancora una volta principalmente dalla corsa dei beni energetici.

Questi ultimi fanno infatti registrare un aumento del 42,2% negli ultimi dodici mesi, in rialzo rispetto ai numeri di aprile (+39,5%). I beni energetici regolamentati imprimono la spinta più profonda all'indice, con un +64,3% rispetto al 2021.

A tal proposito può essere utile analizzare l'andamento dei prezzi all'ingrosso dell'energia, così da comprendere preventivamente se anche nelle statistiche di giugno dovremo mettere in conto un delta rilevante. Secondo i dati forniti da... [continua sul sito]
A novembre l'inflazione tocca il 3,8% su base annua, riportando l'accelerazione dei prezzi al 2008.

Non si placa la furia dell'indice dei prezzi al consumo che, anche a novembre, fa segnare una impennata. A dirlo è l'ultimo aggiornamento dell'Istat, cui stime fissano l'inflazione del penultimo mese dell'anno a +3,8% su base annua e a +0,7% rispetto a ottobre. La salita dell'indice dei prezzi al consumo non è una novità, è stato anzi il trend di questa seconda metà del 2021. Tuttavia il dato di novembre racchiude in sé alcune novità rilevanti da sottolineare.

Non rappresenta certamente una di queste novità il prezzo dell'energia che resta la variabile responsabile di gran parte dell'aumento dell'indice. I beni energetici hanno fatto segnare un aumento del 30,7% rispetto a novembre 2020, quando in ottobre la variazione tendenziale si limitava a +24,9%. In questo ambito il dato di discontinuità con gli aggiornamenti precedenti è rappresentato dall'inversione di marcia della componente regolamentata passata da +42,3% a +41,8%. Consistente invece il salto dei prezzi della componente non regolamentata che in ottobre cresceva del 15,0%, diventato +24,3%... [continua sul sito]
In aprile il commercio al dettaglio torna a scendere, dando seguito alla stagnazione fatta registrare a marzo e rimandando ulteriormente il ritorno ai livelli pre-Covid. Martedì 8 giugno Istat ha pubblicato la nota relativa all'andamento del commercio al dettaglio del mese di aprile 2021, fotografando lo stato delle vendite ai consumatori italiani. Ciò che emerge è tutt'altro che positivo. Nel mese di aprile 2021 le vendite al dettaglio si sono contratte dello 0,4% rispetto al mese di marzo. Una riduzione figlia di due componenti opposte. Da una parte le vendite di beni alimentari, cui domanda è tradizionalmente più rigida, sono incrementate dell'1,0%. Dall'altra i beni non alimentari, che hanno perso l'1,5% in valore rispetto a marzo. La situazione si ribalta guardando al trimestre febbraio-aprile 2021, nel quale le vendite sono complessivamente aumentate del 4,3% grazie ad un +8,6% dei beni non alimentari (recupero dopo la caduta di fine 2020) e un -0,7% dei beni alimentari (appunto meno volatili e più rigidi nella domanda dei consumatori). Impressionante, per quanto poco indicativo del trend di breve termine, è il confronto con il mese di aprile 2020: rispetto al mese in cui... [continua sul sito]
Il tasso di inflazione è salito anche a maggio, aumentando per il quinto mese consecutivo. La situazione però non è così semplice e fermarsi alla singola rilevazione potrebbe complicare la comprensione del quadro generale. Stando ai dati Istat nel mese di maggio 2021 il tasso di inflazione italiano è salito all'1,3% rispetto al 2020. Ad aprile la variazione positiva si fermava all'1,1%. Per ritrovare valori così alti è necessario tornare alla fine del 2018. All'apparenza parrebbe un ritorno dell'inflazione che potrebbe condizionare nel breve periodo sia i mercati finanziari che il sistema produttivo. Considerando la sola inflazione "di fondo", però, i valori cambiano radicalmente: l'aumento dei prezzi al netto dei beni energetici e degli alimentari freschi è rimasto stabile a +0,3%. Numeri decisamente inferiori che impongono di analizzare le singole componenti dell'inflazione. I beni energetici hanno giocato un ruolo chiave nel rialzo dei primi mesi del 2021, inasprendo la salita dei prezzi anche nel mese di maggio. I beni energetici che in aprile vedevano un +9,8% rispetto al 2020, in maggio registrano un +13,8% anno su anno. Una salita così poderosa da costituire all'interno... [continua sul sito]
A dicembre 2020 il commercio migliora, ma resta oltre il 10% sotto i livelli del 2019. A dirlo è il rapporto Congiuntura Confcommercio pubblicato nel mese di gennaio, che fotografa il profondo rosso delle attività legate al commercio in un periodo legato dalla forte incertezza per il futuro e, ovviamente, dalla pandemia. L’Indicatore dei Consumi di Confcommercio (ICC) relativo a dicembre 2020 fa segnare un -11,1% rispetto allo stesso mese del 2019. Una caduta inferiore al -16,2% fatto segnare a novembre, ma che chiaramente non permette di festeggiare. La riduzione è da imputare integralmente al mercato dei servizi, che perde addirittura il 41,3% rispetto all’anno precedente (mentre i beni si limitano ad un -0.6%). Nel 2020 l’indicatore registra un calo del 14,7%, causato anche qui da un -30,3% nei servizi e da un -7,9% nei beni. Gli unici settori che reggono, secondo l’analisi di Confcommercio, sarebbero l’alimentazione domestica (+2,1%) e le comunicazioni (+8,7%). Questo calo del 14,7% è tuttavia calcolato secondo i criteri di Confcommercio stessa, trattandosi di un loro indicatore: “Il dato non riflette il calo complessivo dei consumi, per i quali la nostra stima si... [continua sul sito]
A dicembre 2020 il commercio migliora, ma resta oltre il 10% sotto i livelli del 2019. A dirlo è il rapporto Congiuntura Confcommercio pubblicato nel mese di gennaio, che fotografa il profondo rosso delle attività legate al commercio in un periodo legato dalla forte incertezza per il futuro e, ovviamente, dalla pandemia. L’Indicatore dei Consumi di Confcommercio (ICC) relativo a dicembre 2020 fa segnare un -11,1% rispetto allo stesso mese del 2019. Una caduta inferiore al -16,2% fatto segnare a novembre, ma che chiaramente non permette di festeggiare. La riduzione è da imputare integralmente al mercato dei servizi, che perde addirittura il 41,3% rispetto all’anno precedente (mentre i beni si limitano ad un -0.6%). Nel 2020 l’indicatore registra un calo del 14,7%, causato anche qui da un -30,3% nei servizi e da un -7,9% nei beni. Gli unici settori che reggono, secondo l’analisi di Confcommercio, sarebbero l’alimentazione domestica (+2,1%) e le comunicazioni (+8,7%). Questo calo del 14,7% è tuttavia calcolato secondo i criteri di Confcommercio stessa, trattandosi di un loro indicatore: “Il dato non riflette il calo complessivo dei consumi, per i quali la nostra stima si... [continua sul sito]
Battuta d'arresto per la produzione industriale italiana che a settembre interrompe la striscia positiva inaugurata nel mese di maggio.
Istat ha comunicato che a settembre l'indice destagionalizzato della produzione industriale si è contratto del 5,6% rispetto ad agosto. Questa riduzione congiunturale ha colpito tutti i reparti che vanno a comporre l'indice, a cominciare dai beni di consumo (-4,8%), passando per i beni strumentali (-3,9%) e colpendo anche in termini marginali anche l'energia (-0,1%). Ad affossare l'indice, sempre in termini congiunturali, sono stati il settore dell'industrie tessili, abbigliamento, pelli e accessori (-24,1%), la produzione di prodotti farmaceutici (-7,6%), fabbricazione di articoli in gomma e materie plastiche (-7,4%), metallurgia e fabbricazione di prodotti di metallo (-7,3%) e fabbricazione di mezzi di trasporto (-11,9%).

Il dato negativo della produzione industriale interrompe la striscia cominciata a maggio (+41,7% su aprile dopo la fine del lockdown) e continuata a giugno (+8,2%), luglio (+7,4%), agosto (+7,4%). Il dato preoccupa soprattutto se paragonato a quello registrato dalle altre due principali economie dell'Eurozona,... [continua sul sito]
Già l'art. 15 del DL 179/2012 (L. 221/2012) aveva stabilito stabilito che, fin dal 30 giugno 2014, i soggetti che effettuano l'attività di prodotti e di prestazioni di servizi, anche di natura professionale, fossero tenuti ad accettare anche i pagamenti effettuati attraverso carte di debito e carte di credito, salvi i casi di oggettiva impossibilità tecnica.
Era stato inizialmente previsto un limite per singola operazione di 30 euro al di sotto del quale si sarebbe potuto rifiutare il pagamento elettronico. Con la legge di Stabilità per 2016 (L. 208/2015) il limite venne ridotto a 5 euro.
Nessuna sanzione è però mai stata introdotta per chi non si fosse adeguato alla legge fino al recente decreto fiscale, collegato alla legge di bilancio del 2020 (DL 124/2019) che aveva previsto, a decorrere dal 1° luglio 2020, una sanzione pari a 30 euro, aumentata del 4% del valore della transazione per la quale sia stata rifiutata l'accettazione del pagamento con carte.
Nel corso dell'iter di conversione del decreto l'art. 23 che prevedeva le sanzioni in caso di mancata accettazione di pagamento tramite POS è però stato soppresso.
Ci ritroviamo quindi, ancora... [continua sul sito]