Le grandi imprese già nel 2025 dovranno rendicontare la propria situazione in tema di sostenibilità, in conformità agli European Sustainability Reporting Standards (ESRS), con riferimento all’esercizio 2024. 
Ma la sostenibilità non è argomento solo per le “grandi”!
Le PMI, caratterizzanti la maggior parte del tessuto imprenditoriale italiano, sono e saranno sempre più interessate dai criteri ESG e quindi dalla rendicontazione di sostenibilità, per mantenere ed accrescere la propria competitività sul mercato. I consumatori sono infatti sempre più attenti a come si posizionano le imprese nei confronti dell’ambiente, dei lavoratori e della comunità in generale. Ma non è tutto, le imprese di grandi dimensioni porranno sempre più attenzione agli standard seguiti dei propri fornitori.
Per non rimanere esclusi dal mercato l’attenzione alla sostenibilità sarà quindi un tema sempre più rilevante, per tutti.
Porre attenzione sul posizionamento della propria impresa rispetto l’ambiente esterno permette di svolgere delle analisi il cui risultato comporta, oltre che un miglioramento reputazionale e di mercato, un efficientemente delle proprie… [continua sul sito]

Assonime ha pubblicato un documento in cui vengono individuati i profili di maggior rilievo in sede di attuazione della nuova disciplina sulla rendicontazione societaria di sostenibilità, proponendo soluzioni normative auspicabili.
La direttiva Ue 2022/2464 del 14 dicembre 2022 (che sostituisce la precedente direttiva 2014/95 sulla dichiarazione non finanziaria, recepita nel nostro ordinamento con il DLgs. 254/2016) ha introdotto una nuova disciplina in tema di informativa sulla sostenibilità, prevedendo un nuovo documento: il rendiconto di sostenibilità.
Nella Relazione sulla gestione dovranno essere contenute le informazioni necessarie a comprendere l’impatto dell’attività d’impresa sui fattori di sostenibilità e a spiegare come gli stessi influenzino l’andamento, i risultati e la situazione dell’azienda.
E’ stata ampliata la platea dei soggetti interessati dagli obblighi informativi e delle informazioni da fornire sulla base di standard europei, adottati dalla Commissione europea su proposta formulata dall’EFRAG, e le informazioni fornite saranno sottoposte a revisione.
Innanzitutto Assonime interviene in merito ai due diversi ambiti di… [continua sul sito]

Il bilancio di sostenibilità, a differenza del bilancio d’esercizio, non è un documento contabile ma fornisce invece informazioni agli stakeholder sui risultati economici, sociali e ambientali generati dalla azienda nello svolgimento delle proprie attività.

La rendicontazione delle informazioni non finanziarie è obbligatoria per le aziende quotate e del settore bancario-assicurativo, di grandi dimensioni, mentre è volontaria per la restante platea di aziende.

La nuova direttiva sul Corporate Sustainability Reporting prevede, a decorrere dal 2023, l’estensione dell’obbligo di redazione della dichiarazione non finanziaria a:
tutte le società quotate nei mercati regolamentati europei (ad esclusione delle micro imprese), incluse le società non europee che sono quotate in mercati europei; le piccole-medie imprese quotate dovranno rispettare l’obbligo con applicazione dal 1° gennaio 2026;
tutti gli istituti di credito e assicurazioni quotati e non quotati di grandi dimensioni
tutte le società che soddisfino almeno 2 dei 3 requisiti dimensionali previsti per almeno due esercizi consecutivi:

numero… [continua sul sito]

Oltre la metà delle imprese prevede di essere a corto di liquidità entro la fine dell’anno, il 38% segnala rischi operativi e di sostenibilità della propria attività. Questo il quadro allarmante tracciato dalla rilevazione dell’Istat sulla situazione e le prospettive delle imprese nell’emergenza sanitaria Covid-19. L’Istituto nazionale di statistica ha infatti intervistato circa 90mila imprese con 3 o più addetti tra l’8 e il 29 maggio 2020, “l’obiettivo di raccogliere valutazioni direttamente dalle imprese in merito agli effetti dell’emergenza sanitaria e della crisi economica sulla loro attività”.

Secondo l’Istat durante il lockdown (fino al 4 maggio 2020) solo il 32,5% delle imprese è sempre rimasto attivo, il 22,5% ha ripreso prima del 4 maggio e il restante 45% è rimasto sospeso fino al 4 maggio. Interessante analizzare le singole voci che compongono quest’ultimo gruppo: il 18,8% delle imprese (circa 191.572) ha ripreso l’attività dopo il 4 maggio, un altro corposo 25,0% (circa 254.469) riprenderà le attività entro la fine dell’anno e ben l’1,2% (12.596) delle imprese ha già dichiarato che non riprenderà l’attività. Ad essere maggiormente colpite… [continua sul sito]