Le imprese più grandi e appartenenti al settore industriale stanno resistendo meglio alla crisi, le micro e piccole realtà e i servizi sono all’angolo.

Il rapporto annuale Istat 2021 dedica un intero capitolo al sistema delle imprese italiane, riportandone lo stato di salute e il livello di solidità strutturale emerso dalle rilevazioni. Istat ha applicato la metodologia Receiver operating characteristics (ROC) suddividendo la totalità delle imprese in quattro differenti categorie. La prima è quella delle imprese “solide”, ovvero le “unità produttive che esposte ad una crisi esogena appaiono in grado di reagire in maniera strutturata e la cui operatività risulta influenzata solo in maniera marginale”. Seguono quella delle imprese resistenti, con “elementi di vulnerabilità ma che sono in grado di limitare la propria esposizione alla crisi” e quella delle “fragili”, che “pur non evidenziando un rischio operativo immediato risultano comunque particolarmente colpite dalla crisi”. Infine vi sono le imprese a “rischio strutturale”, che “subiscono conseguenze tali da metterne a repentaglio l’operatività”. Ebbene, il primo gruppo, quello delle imprese solide, secondo… [continua sul sito]

Oltre la metà delle imprese prevede di essere a corto di liquidità entro la fine dell’anno, il 38% segnala rischi operativi e di sostenibilità della propria attività. Questo il quadro allarmante tracciato dalla rilevazione dell’Istat sulla situazione e le prospettive delle imprese nell’emergenza sanitaria Covid-19. L’Istituto nazionale di statistica ha infatti intervistato circa 90mila imprese con 3 o più addetti tra l’8 e il 29 maggio 2020, “l’obiettivo di raccogliere valutazioni direttamente dalle imprese in merito agli effetti dell’emergenza sanitaria e della crisi economica sulla loro attività”.

Secondo l’Istat durante il lockdown (fino al 4 maggio 2020) solo il 32,5% delle imprese è sempre rimasto attivo, il 22,5% ha ripreso prima del 4 maggio e il restante 45% è rimasto sospeso fino al 4 maggio. Interessante analizzare le singole voci che compongono quest’ultimo gruppo: il 18,8% delle imprese (circa 191.572) ha ripreso l’attività dopo il 4 maggio, un altro corposo 25,0% (circa 254.469) riprenderà le attività entro la fine dell’anno e ben l’1,2% (12.596) delle imprese ha già dichiarato che non riprenderà l’attività. Ad essere maggiormente colpite… [continua sul sito]