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istat – Studio Paolisso & Partners
Nel mese di aprile il numero degli occupati si è ridotto di 12mila unità, facendo segnare una battuta d'arresto dopo due mesi di forte crescita. A sancirlo sono le stime pubblicate da Istat, secondo cui il mercato del lavoro avrebbe raggiunto un mese di stallo che scalfisce - sebbene marginalmente - la salita dell'occupazione in corso dal 2021. Sarebbero infatti 12mila gli occupati in meno rispetto al mese di marzo, generati principalmente dall'ennesima caduta degli indipendenti. Il numero dei lavoratori dipendenti è infatti salito di 5mila unità, con un importante distinguo da effettuare: il numero dei posti di lavoro a termine è salito di 9mila unità mentre quello dei permanenti è sceso di 4mila unità. Questo amplia nuovamente la distanza tra le due tipologie contrattuali. Tra aprile 2021 e aprile 2022 le variazioni nominali sarebbero anche comparabili (+304mila i permanenti e +354mila quelli a termine) ma l'insieme di partenza è ben differente. Il numero dei dipendenti a termine nel corso degli ultimi dodici mesi è salito del 12,6%, consolidando un insieme ben superiore ai 3 milioni di lavoratori a termine. È perciò incontestabile il mutamento nella composizione del mercato... [continua sul sito]
Nell'ultima nota mensile Istat ha scattato un'istantanea dell'andamento dell'economia italiana che comincia a mostrare alcuni segni di cedimento, legati al peggioramento della bilancia commerciale, il rallentamento della domanda estera e le tensioni geopolitiche.

Il rallentamento previsto dagli analisti nella prima parte del 2022 si sta concretizzando anche nelle statistiche ufficiali. Stando alle rilevazioni Istat nel primo trimestre 2022 il Pil italiano ha registrato una contrazione dello 0,2%. Mentre l'agricoltura ha apportato un incremento e l'industria ha retto (Istat parla di "stazionarietà"), i servizi hanno invece contribuito effettivamente alla riduzione del Pil. Non è solo questione di categoria ma anche di domanda: mentre la componente nazionale ha spinto in maniera positiva la domanda estera netta ha registrato una riduzione.

"A marzo, l'indice destagionalizzato della produzione industriale è rimasto invariato, a sintesi di un sostenuto aumento congiunturale per l'energia (+2,7%), di una crescita più moderata per i beni di consumo (+1,0%) e quelli strumentali (+0,4%) e di una flessione per i beni intermedi (-0,7%)", scrive Istat. Tra le... [continua sul sito]
Il Piano nazionale di ripresa e resilienza procede più lentamente del previsto, complici le tensioni sul fronte delle materie prime e l'aumento del tasso di inflazione.

Stando alle stime dell'Ufficio parlamentare di bilancio infatti la realizzazione degli interventi del Piano nazionale di ripresa e resilienza sarebbe inferiore a quanto ipotizzato dal governo. Per la precisione, si erano ipotizzati interventi per 13,7 miliardi di euro (tra sovvenzioni a fondo perduto e prestiti aggiuntivi). Allo stato dell'arte ne sarebbero però stati spesi solo 5,1 miliardi, riguardanti per lo più progetti già in essere.

"Già negli ultimi mesi l'economia internazionale risentiva di frizioni nella logistica, di colli di bottiglia nell'offerta e di fortissimi aumenti dei costi energetici, i cui rischi prospettici sono oggi inaspriti dal conflitto russo-ucraino", scrive l'Upb. "I rincari e, in alcuni casi, la carenza di materie prime e beni intermedi acuiscono anche il rischio connesso all'ipotesi dell'integrale, tempestiva ed efficiente attuazione dei progetti di investimento del PNRR".

L'ufficio studi si dice però ottimista sul medio termine, facendosi... [continua sul sito]
Secondo le analisi di Banca d'Italia, nei primi due mesi del 2022 si sono registrate 22mila assunzioni in più rispetto alle cessazioni di rapporti di lavoro. Un dato positivo che conferma il trend di crescita e recupero verso i numeri pre-pandemici. Nonostante ciò, Palazzo Koch rileva una "lieve flessione" nel numero di posti di lavoro creati rispetto agli ultimi mesi del 2021. Una dinamica che andrebbe oltre i pesanti effetti stagionali che si registrano a cavallo tra le due annate (chiusura dei contratti a fine 2021 e attivazione ad inizio 2022). Come registra Banca d'Italia: "Il rallentamento è stato più marcato in alcuni comparti dei servizi e in particolare nel commercio e nel turismo, penalizzati dai nuovi timori di contagio e dalle restrizioni connesse con la diffusione della variante Omicron. Il numero di attivazioni nette nell'industria è rimasto su livelli sostanzialmente simili a quelli dei mesi precedenti".

La ripresa del mercato del lavoro in Italia è stata trainata lungo tutto il 2021 da contratti a termine. Questo fenomeno pare però si sia indebolito all'inizio del 2022, vi sono cioè segnali di riequilibrio tra le due tipologie di occupazione all'interno... [continua sul sito]
Al 31 dicembre 2019 le non profit attive in Italia ammontavano a 362.634 unità. Una crescita dello 0,9% rispetto al 2018. A dirlo è il censimento permanente delle istituzioni non profit realizzato da Istat e aggiornato lo scorso 15 ottobre. Stando a questo documento le istituzioni di questa categoria in Italia avrebbero registrato una crescita senza soluzione di continuità in termini numerici nell'ultimo decennio: il numero delle istituzioni registrate è in costante aumento dal 2011. Dieci anni fa, nel 2011 appunto, queste realtà erano 301.191, passando a 336.275 nel 2015 e raggiungendo le 343.432 nel 2016. Nel 2017 le 350.492 unità, con una ulteriore crescita del 2,6% nel 2018, raggiungendo le 359.574 unità. Tra il 2018 e il 2019 la crescita si è leggermente rallentata ma non interrotta.

Nel proprio rapporto Istat stima che in totale le 362.634 non profit occupano qualcosa come 861.919 dipendenti. Un numero che in prima istanza potrebbe far immaginare ad una media di circa due dipendenti per ciascuna realtà, ma che si scontrerebbe con l'estrema polarizzazione e concentrazione dei dipendenti. Infatti oltre l'85% delle istituzioni non profit è senza lavoratori... [continua sul sito]
Salgono gli occupati, ma sono quasi tutti a termine. Il tasso degli inattivi continua ad essere sostenuto e l’aumento dei posti vacanti testimonia la rapida evoluzione del mercato del lavoro in questo anno e mezzo di pandemia.

Il rapporto Istat sul mercato del lavoro del secondo trimestre 2021 apre con una buona notizia: l’occupazione è in forte ripresa. Si registrano infatti 523mila occupati in più rispetto al 2020. La buona notizia però presenta il suo lato oscuro: il numero di occupati alla fine di luglio 2021 era ancora 260mila unità sotto i livelli pre-pandemia di febbraio 2020.

Emerge anzitutto un’ampia divergenza tra l’occupazione di tipo permanente e quella a termine. Stando ai dati Istat nel secondo trimestre 2021 il numero dei dipendenti a termine è salito di 573mila unità rispetto allo stesso periodo del 2020. Un incremento da +23,6%, ovvero quasi di un quarto rispetto ai mesi “caldi” della pandemia. Per quanto riguarda invece i dipendenti permanenti, a tempo indeterminato, si registra una caduta di 29mila unità, pari ad un -0,2% sul 2020. Una statistica preoccupante sotto certi aspetti per la sua drasticità ma di fatto prodotto... [continua sul sito]
Nel 2020 l'intervento fiscale dello Stato ha ridotto la diseguaglianza dei redditi del 14,1 punti dell'indice di Gini. È ciò che emerge dalla simulazione pubblicata dall'Istat martedì 27 luglio, "La redistribuzione del reddito in Italia", che cerca di determinare l'impatto delle politiche pubbliche di sostegno al reddito, al netto dell'imposizione fiscale e contributiva e dei trasferimenti monetari durante il 2020. Una statistica importante nell'anno in cui il governo italiano ha registrato il rapporto deficit/Pil più elevato dall'inizio degli anni '90 (-9,5%), chiudendo per ovvi motivi un bilancio estremamente espansivo nel tentativo di arginare le conseguenza della profonda recessione legata alle prime ondate del Covid-19.

Stando alle simulazioni Istat, in Italia la misura della diseguaglianza del reddito primario è pari ad un indice di Gini di 0,443 (in corrispondenza dello zero si registra la distribuzione dei redditi perfettamente egualitaria, in corrispondenza dell'1 la massima disuguaglianza). Ebbene, l'intervento pubblico nel 2020 ha permesso di comprimere questa disuguaglianza dello 0,141, scendendo dopo trasferimenti e prelievi a 0,302. La grande differenza... [continua sul sito]
Le imprese più grandi e appartenenti al settore industriale stanno resistendo meglio alla crisi, le micro e piccole realtà e i servizi sono all'angolo.

Il rapporto annuale Istat 2021 dedica un intero capitolo al sistema delle imprese italiane, riportandone lo stato di salute e il livello di solidità strutturale emerso dalle rilevazioni. Istat ha applicato la metodologia Receiver operating characteristics (ROC) suddividendo la totalità delle imprese in quattro differenti categorie. La prima è quella delle imprese "solide", ovvero le "unità produttive che esposte ad una crisi esogena appaiono in grado di reagire in maniera strutturata e la cui operatività risulta influenzata solo in maniera marginale". Seguono quella delle imprese resistenti, con "elementi di vulnerabilità ma che sono in grado di limitare la propria esposizione alla crisi" e quella delle "fragili", che "pur non evidenziando un rischio operativo immediato risultano comunque particolarmente colpite dalla crisi". Infine vi sono le imprese a "rischio strutturale", che "subiscono conseguenze tali da metterne a repentaglio l'operatività". Ebbene, il primo gruppo, quello delle imprese solide, secondo... [continua sul sito]
A febbraio la produzione industriale è salita rispetto a gennaio, ma resta ancora sotto i livelli del 2020. Il fatturato delle srl di servizi di alloggio e ristorazione nel biennio 2020-2021 perderanno oltre 38 miliardi di euro rispetto al 2019. Continua la pubblicazione delle statistiche relative all'andamento dell'economia italiana post-scoppio dell'emergenza sanitaria. Martedì 13 aprile sia Istat sia il Consiglio Nazionale dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili hanno rilasciato nuovi rapporti, riguardanti rispettivamente la produzione industriale del mese di febbraio 2021 e l'andamento del fatturato delle srl dei servizi di alloggio e ristorazione per gli anni 2020 e 2021.

Gli ultimi dati Istat parlano di un leggero aumento della produzione industriale per febbraio 2021 rispetto a gennaio, con una variazione congiunturale pari al +0,2%. Numeri positivi che però se scomposti per voci lasciano intravedere uno scenario meno idilliaco. Sarebbero infatti stati solo i beni di consumo ad aver registrato un aumento nella produzione (+2,6%), a fronte di una riduzione congiunturale dell'energia (-2,0%), dei beni strumentali (-1,7%) e dei beni intermedi (-0,5%)... [continua sul sito]
Nel 2020 il Pil dell'Italia è diminuito dell'8,9% rispetto al 2019, ma ora i mercati finanziari osservano con attenzione l'inflazione, salita nuovamente a febbraio a +0,6%. L'economia italiana si trova attualmente sospesa tra il passato, il tragico 2020, e il futuro, ovvero le rinnovate prospettive di inflazione per il 2021. Il mercato azionario e obbligazionario negli ultimi giorni ha subito infatti l'impatto delle aspettative sull'andamento del potere d'acquisto, specialmente negli Stati Uniti dove la ripresa dovrebbe essere più robusta rispetto all'Europa. In questo scenario l'Italia, come altri Paesi del Vecchio continente, si ritrova per il momento spettatrice passiva del verificarsi di un nuovo equilibrio sui mercati finanziari.

Partendo dal passato, ovvero come l'Italia ha superato il 2020, Istat ha fornito un quadro approfondito con il suo rapporto dedicato al Pil e all'indebitamento delle Amministrazioni pubbliche. Lo scorso anno il Pil a prezzi di mercato si è attestato a 1.651,6 miliardi di euro, ben il 7,8% in meno rispetto al 2019. In termini di volume il Prodotto interno lordo ha invece perso l'8,9%. Sempre in termini di volume la figura 1 del rapporto... [continua sul sito]