Continua a rallentare la crescita nel numero degli iscritti all'Albo dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili. A comunicarlo è il Rapporto 2020 redatto dal Consiglio Nazionale dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili e dalla Fondazione Nazionale Commercialisti. Nel corso del 2019 infatti gli iscritti all'Albo sono aumentati dello 0,1%, una crescita inferiore a quella registrata nel 2018 (0,3%) che conferma un trend negativo persistente dal 2015. La crescita degli iscritti nel 2017 fu dello 0,4%, nel 2016 dello 0,5% e nel 2015 dell'1%. In termini assoluti si tratta di 136 iscritti in più nel 2019, mentre nel 2018 l'aumento fu di 306 unità.

La dinamica riportata a livello nazionale si sostanzia in numeri ben differenziati guardando alle regioni. Sono sette quelle che hanno registrato un decremento (Valle d'Aosta -1,6%, Sicilia -1,2%, Puglia -1%, Liguria -0,6%, Piemonte -0,5%, Calabria -0,4% e Abruzzo -0,2%). Le altre tredici regioni hanno sostenuto il saldo, portandolo così leggermente in positivo. Friuli-Venezia Giulia, Lazio e Molise si sono rivelate stabili, mentre le restanti dieci hanno registrato aumenti netti di iscritti, a partire dal... [continua sul sito]
Dopo la battuta d'arresto della produzione industriale di settembre anche i consumi aumentano le preoccupazioni sull'effettiva entità della ripresa. A lanciare l'allarme è l'ultimo rapporto dell'Ufficio studi Confcommercio, nel quale viene reso noto che l'ICC (Indicatore Consumi Confcommercio) ha fatto segnare ad ottobre una variazione pari a -8,1% rispetto al 2019, con una discesa del 5,1% rispetto al mese di settembre. La caduta dei consumi si sarebbe concentrata interamente nel settore dei servizi, sceso di oltre un quarto (-27,7%) rispetto al 2019, rispetto ad una sostanziale parità per quanto riguarda i beni (+0,2%). Ad essere maggiormente colpiti sono stati gli alberghi e ristoranti, che vedono il loro indice quasi dimezzato (-42,4%) rispetto ad ottobre 2019, ma anche i servizi ricreativi che perdono quasi tre quarti dei consumi a loro imputati (-73,2%). Scende anche, come prevedibile, il settore mobilità, nel quale i carburanti fanno segnare un -11,4% e i trasporti aerei -75,0%.
Per quanto riguarda i servizi si tratta della caduta tendenziale più alta dall'inizio dell'estate, dato che l'indice a -27,7% supera di gran lunga la discesa di settembre (-20,7%) e quella... [continua sul sito]
Nel 2019 la pressione fiscale è salita al 42,4%, in aumento per la prima volta negli ultimi cinque anni. A dare l'allarme è il documento "Analisi della pressione fiscale in Italia, in Europa e nel mondo" pubblicato in settimana dal Consiglio nazionale dei dottori commercialisti e degli esperti contabili e dalla Fondazione nazionale commercialisti. Nel dettagliato studio che fotografa lo stato della pressione fiscale in Italia nei confronti dei partner europei e mondiali risulta infatti come l'anno scorso, per la prima volta dopo un lustro, la tendenza si sia nuovamente invertita: nel 2019 la pressione fiscale italiana è salita portandosi al 42,4%, un incremento dello 0,7% rispetto al 2018. La frazione dei ricavi che se ne va in tributi è dell'1,4% superiore alla media europea e si colloca sesta nella graduatoria comunitaria.
Ha generato tuttavia scalpore il dato stimato dal Cndcec e Fnc che prende in considerazione il sommerso e l'economia illegale: al netto di queste ultime componenti (pari al 12% del Pil, secondo le stime), la pressione fiscale italiana raggiunge il 48,2%. Una percentuale che scalerebbe rapidamente la classifica dei regimi fiscali più aspri d'Europa piazzandosi... [continua sul sito]
Aumento in termini congiunturali, abisso guardando al tendenziale. Le ultime rilevazioni dell'Istat sul fatturato e gli ordinativi dell'industria confermano il trend già ravvisato nelle statistiche pubblicate precedentemente. Secondo l'indagine, il fatturato dell'industria a luglio ha fatto registrare un +8,1% rispetto al mese di giugno. Numero del tutto sovrapponibile a quello della produzione industriale dello stesso mese e già resa nota. Un dato che conferma la sostanziale ripresa delle attività economiche rispetto ai mesi del lockdown ma che se relazionato a quelli del 2019 lascia intravedere ancora una estrema distanza. Il fatturato totale dell'industria, infatti, anche incorporando l'aumento dell'8,1% rispetto al mese di giugno, risulta l'8,1% sotto i livelli fatti registrare nel luglio 2019. Un abisso che dà un altro significato al termine "rimbalzo": sì una inversione di tendenza rispetto allo stop repentino legato alle misure di prevenzione del Covid ma di certo non il recupero immediato di ciò che è andato perso. Un percorso che si presenta lungo e tortuoso. L'andamento del fatturato deve il suo incremento congiunturale sia alla componente interna sia alla componente... [continua sul sito]
Nel primo trimestre 2020 il numero di nuove partite Iva si è ridotto del 19,7% rispetto al 2019. Questo il dato che emerge dall'ultimo comunicato dell'Osservatorio sulle partite IVA del Ministero dell'Economia e delle finanze. Nei primi tre mesi del 2020 infatti si contano 158.740 nuove attività, quasi un quinto in meno rispetto allo stesso periodo del 2019. Nei primi due mesi, rileva il Mef, risulta una contrazione dell'8% dovuta "principalmente alla diminuzione di avviamenti in regime forfetario rispetto al notevole aumento riscontrato nei primi mesi del 2019 grazie all'innalzamento del limite di ricavi a 65.000 euro". Poi a marzo è intervenuta l'emergenza sanitaria. In particolare il diffondersi del contagio e le stringenti misure di contenimento avrebbero portato ad un calo di aperture pari al 50%.
Tre quarti delle nuove aperture di partita Iva è da imputare alle persone fisiche (76,1%), seguite dalle società di capitali (18,6%) e dalle società di persone (3,6%). Nel mese di marzo tutte le forme giuridiche registrano un crollo compreso tra il 50 e il 57%, mentre nei primi due mesi del 2020 sono state le società di persone fisiche ad accusare maggiormente il colpo (... [continua sul sito]
Nel primo trimestre 2020 il numero di nuove partite Iva si è ridotto del 19,7% rispetto al 2019. Questo il dato che emerge dall'ultimo comunicato dell'Osservatorio sulle partite IVA del Ministero dell'Economia e delle finanze. Nei primi tre mesi del 2020 infatti si contano 158.740 nuove attività, quasi un quinto in meno rispetto allo stesso periodo del 2019. Nei primi due mesi, rileva il Mef, risulta una contrazione dell'8% dovuta "principalmente alla diminuzione di avviamenti in regime forfetario rispetto al notevole aumento riscontrato nei primi mesi del 2019 grazie all'innalzamento del limite di ricavi a 65.000 euro". Poi a marzo è intervenuta l'emergenza sanitaria. In particolare il diffondersi del contagio e le stringenti misure di contenimento avrebbero portato ad un calo di aperture pari al 50%.
Tre quarti delle nuove aperture di partita Iva è da imputare alle persone fisiche (76,1%), seguite dalle società di capitali (18,6%) e dalle società di persone (3,6%). Nel mese di marzo tutte le forme giuridiche registrano un crollo compreso tra il 50 e il 57%, mentre nei primi due mesi del 2020 sono state le società di persone fisiche ad accusare maggiormente il colpo (... [continua sul sito]
L'Italia ha chiuso il 2019 con un deficit pari all'1,6% del Pil, nettamente al di sotto delle previsioni e ai livelli minimi da 2007. Lunedì 2 marzo l'Istat ha pubblicato le statistiche relative al Pil e all'indebitamento delle amministrazioni pubbliche dell'anno 2019, contenente diverse sorprese a livello contabile. La prima è il dato riguardante l'indebitamento netto delle Amministrazioni pubbliche, noto anche e soprattutto come deficit. Nella nota di aggiornamento del Documento di economia e finanza pubblicata il 30 settembre 2019 il rapporto tra deficit e Pil programmatico veniva limato a 2,2% rispetto al Def di aprile (2,4%). Il dato definitivo firmato Istat si è rivelato inferiore di 0,8 punti percentuali, fermandosi all'1,6%. Si tratta del valore più basso dallo scoppio della crisi finanziaria (1,3% nel 2007) e tra i tre più bassi degli ultimi quarant'anni (inizio delle serie storiche). Ad un minore deficit di bilancio corrisponde anche un maggiore avanzo primario rispetto a quanto programmato, con il conto delle Amministrazioni pubbliche al netto degli interessi passivi che conferma il risparmio fatto registrare da circa tre decenni (Grafico da banca dati Istat). Il saldo... [continua sul sito]
L'Italia ha chiuso il 2019 con un deficit pari all'1,6% del Pil, nettamente al di sotto delle previsioni e ai livelli minimi da 2007. Lunedì 2 marzo l'Istat ha pubblicato le statistiche relative al Pil e all'indebitamento delle amministrazioni pubbliche dell'anno 2019, contenente diverse sorprese a livello contabile. La prima è il dato riguardante l'indebitamento netto delle Amministrazioni pubbliche, noto anche e soprattutto come deficit. Nella nota di aggiornamento del Documento di economia e finanza pubblicata il 30 settembre 2019 il rapporto tra deficit e Pil programmatico veniva limato a 2,2% rispetto al Def di aprile (2,4%). Il dato definitivo firmato Istat si è rivelato inferiore di 0,8 punti percentuali, fermandosi all'1,6%. Si tratta del valore più basso dallo scoppio della crisi finanziaria (1,3% nel 2007) e tra i tre più bassi degli ultimi quarant'anni (inizio delle serie storiche). Ad un minore deficit di bilancio corrisponde anche un maggiore avanzo primario rispetto a quanto programmato, con il conto delle Amministrazioni pubbliche al netto degli interessi passivi che conferma il risparmio fatto registrare da circa tre decenni (Grafico da banca dati Istat). Il saldo... [continua sul sito]
L'Associazione Italiana Revisori Contabili (Assirevi) ha pubblicato sul suo sito internet la

Lista di controllo dei principi di redazione del bilancio d'esercizio - Società ai cui bilanci sono applicabili le disposizioni degli artt. 2423 e successivi del Codice Civile;


e la

Lista di controllo dei principi di redazione del bilancio consolidato - Società ai cui bilanci sono applicabili le disposizioni del Decreto Legislativo 9 aprile 1991, n. 127.

Le check-list di Assirevi vanno intese come linee guida da adattare alle particolarità dell'impresa (per esempio dimensioni aziendali, natura dell'attività, particolarità normative e regolamentari). I documenti rappresenta un importante supporto non solo per l'attività di revisione, ma anche per i redattori dei bilanci.
Nel quarto trimestre 2019 è aumentato il numero delle startup innovative. A dirlo è il report stilato da Unioncamere, Infocamere e Ministero dello Sviluppo economico che raccoglie le rilevazioni aggiornate al primo gennaio 2020. Alla fine del quarto trimestre 2019, infatti, il numero di startup innovative iscritte alla sezione speciale del Registro delle Imprese è pari a 10.882. Un aumento di 272 unità (+2,6%) rispetto al 30 settembre 2019. Per poter rientrare nella definizione di startup innovativa la società deve rispettare determinati criteri: deve essere stata costituita da meno di cinque anni, deve avere un fatturato annuo inferiore a cinque milioni di euro, non deve essere quotata e deve rientrare in specifici indicatori relativi all'innovazione tecnologica secondo la normativa nazionale. Negli ultimi cinque anni sono state costituite circa 365mila società di capitali (che risultano ancora attive) e di queste solo il 2,98% risulta essere "startup innovativa".

Il capitale sociale sottoscritto complessivamente da queste startup risulta in crescita nell'ultimo trimestre 2019 rispetto al periodo precedente: +37,6 milioni di euro, pari al 6,89% di aumento, raggiungendo così quota 583,2 milioni di euro. Il capitale medio sottoscritto... [continua sul sito]