In primavera il mercato del lavoro ha continuato ad inanellare statistiche positive, attenzione però ai dati relativi alle fasce più giovani: gli under35 rappresentano oltre il 50% dei contratti a termine.

Istat nel secondo trimestre 2022 registra un aumento dell’occupazione rispetto al periodo precedente dello 0,5%, raggiungendo il tasso complessivo del 60,2%. A questo incremento dell’occupazione è corrisposta una riduzione dei disoccupati (scesi all’8,1%) e degli inattivi (pari al 34,4%). Tutti e tre gli indicatori puntano insomma nella direzione positiva, certificando un miglioramento a livello macro dello stato del mercato del lavoro in Italia. Questa ipotesi è rafforzata dal numero delle ore lavorate, indicatore che meglio rappresenta la mole di fattore “lavoro” apportata al sistema economico in un dato intervallo di tempo. Nel secondo trimestre 2022 è infatti aumentato sia il monte delle ore lavorate, cresciute del 2,6% rispetto al trimestre precedente e addirittura dell’11,0% rispetto allo stesso trimestre del 2021, sia le ore lavorate per dipendente, con una crescita del 5,6% rispetto all’anno precedente.

Registra Istat: “Il… [continua sul sito]

Nell’anno della pandemia l’Italia ha perso 464mila occupati, con la caduta di quasi un punto percentuale dell’occupazione. Oltre quattro famiglie su dieci hanno ottenuto almeno un trasferimento monetario.

È ciò che emerge dall’analisi statistica integrata sviluppata da Istat sui dati del 2020, quelli dello scoppio della pandemia e della recessione più pesante dal dopoguerra. Stando ai nuovi numeri preparati da Istat nel 2020 il numero degli occupati si sarebbe infatti ridotto di 464mila unità rispetto all’anno precedente, con una riduzione del tasso di occupazione dal 59,0% al 58,1%. Questa riduzione degli occupati è accompagnata da una caduta dei disoccupati di 269mila unità. Una apparente contraddizione, legata però principalmente al grande aumento del numero degli inattivi, cresciuti in un anno di 567mila unità.

La fascia della popolazione più colpita dalla crisi è stata quella meno abbiente: il quinto della popolazione con reddito equivalente inferiore, infatti, ha registrato un +2,4% del tasso di inattività, contro il +1,3% del secondo quinto più povero.

Circa 10,6 milioni di famiglie (oltre quattro su dieci) hanno beneficiato… [continua sul sito]

Nel 2020 si registra un calo record delle entrate tributarie e contributive, dovuto all’emergenza Covid e alle diverse misure adottate dal Governo per farne fronte. Il Ministero dell’Economia e delle Finanze ha pubblicato il rapporto sulle entrate aggiornato a dicembre 2020 e relativo quindi all’intero anno solare 2020. Nell’anno del coronavirus il Mef quantifica in 46,65 miliardi di euro la riduzione delle entrate tributarie e contributive rispetto al 2019, pari a -6,4%. Più precisamente le entrate tributarie si sono contratte del 6,6%, ovvero 32,49 miliardi di euro, mentre le entrate contributive hanno accusato una caduta del 6,0%, ovvero 14,16 miliardi di euro.

Il Mef sottolinea che la variazione delle entrate tributarie – del 6,6% e di 32,49 miliardi di euro – è dovuta sia al peggioramento congiunturale sia all’impatto delle numerose misure adottate dal Governo per contrastare l’emergenza sanitaria. Rispetto al 2019 sono andate perse 25,18 miliardi di euro (-5,3%) di imposte contabilizzate al bilancio dello Stato, con una flessione del gettito relativo agli incassi da accertamento e controllo di 4,46 miliardi di euro (-33,5%) come anche del gettito relativo alle… [continua sul sito]

A dicembre 2020 il commercio migliora, ma resta oltre il 10% sotto i livelli del 2019. A dirlo è il rapporto Congiuntura Confcommercio pubblicato nel mese di gennaio, che fotografa il profondo rosso delle attività legate al commercio in un periodo legato dalla forte incertezza per il futuro e, ovviamente, dalla pandemia. L’Indicatore dei Consumi di Confcommercio (ICC) relativo a dicembre 2020 fa segnare un -11,1% rispetto allo stesso mese del 2019. Una caduta inferiore al -16,2% fatto segnare a novembre, ma che chiaramente non permette di festeggiare. La riduzione è da imputare integralmente al mercato dei servizi, che perde addirittura il 41,3% rispetto all’anno precedente (mentre i beni si limitano ad un -0.6%). Nel 2020 l’indicatore registra un calo del 14,7%, causato anche qui da un -30,3% nei servizi e da un -7,9% nei beni. Gli unici settori che reggono, secondo l’analisi di Confcommercio, sarebbero l’alimentazione domestica (+2,1%) e le comunicazioni (+8,7%). Questo calo del 14,7% è tuttavia calcolato secondo i criteri di Confcommercio stessa, trattandosi di un loro indicatore: “Il dato non riflette il calo complessivo dei consumi, per i quali la nostra stima si… [continua sul sito]

A dicembre 2020 il commercio migliora, ma resta oltre il 10% sotto i livelli del 2019. A dirlo è il rapporto Congiuntura Confcommercio pubblicato nel mese di gennaio, che fotografa il profondo rosso delle attività legate al commercio in un periodo legato dalla forte incertezza per il futuro e, ovviamente, dalla pandemia. L’Indicatore dei Consumi di Confcommercio (ICC) relativo a dicembre 2020 fa segnare un -11,1% rispetto allo stesso mese del 2019. Una caduta inferiore al -16,2% fatto segnare a novembre, ma che chiaramente non permette di festeggiare. La riduzione è da imputare integralmente al mercato dei servizi, che perde addirittura il 41,3% rispetto all’anno precedente (mentre i beni si limitano ad un -0.6%). Nel 2020 l’indicatore registra un calo del 14,7%, causato anche qui da un -30,3% nei servizi e da un -7,9% nei beni. Gli unici settori che reggono, secondo l’analisi di Confcommercio, sarebbero l’alimentazione domestica (+2,1%) e le comunicazioni (+8,7%). Questo calo del 14,7% è tuttavia calcolato secondo i criteri di Confcommercio stessa, trattandosi di un loro indicatore: “Il dato non riflette il calo complessivo dei consumi, per i quali la nostra stima si… [continua sul sito]