Uno degli obiettivi dichiarati del Governo in ambito fiscale è stato quello di contrastare il fenomeno delle partite IVA “apri e chiudi” e quindi l’evasione e le frodi fiscali perpetrate attraverso la costituzione di imprese individuali o Srl semplificate, che operano per brevi periodi violando obblighi fiscali e contributivi per poi scomparire, sottraendosi di fatto a ogni attività di riscossione.
Con questo fine, la Legge di bilancio 2023 (articolo 1, commi da 148 a 150, della legge 197/2022) ha previsto che, in occasione dell’attribuzione del numero di partita IVA, vengano svolte specifiche analisi del rischio per intercettare i soggetti “fiscalmente pericolosi”, con conseguente invito a esibire i documenti attestanti l’effettivo esercizio di un’attività economica.
In caso di esito negativo del controllo, l’Ufficio dovrà emanare un provvedimento di cessazione della partita Iva appena attribuita e irrogare una sanzione amministrativa di 3mila euro, senza possibilità di applicare il beneficio del “cumulo giuridico”. L’interessato potrà riaprire la partita IVA soltanto dopo aver presentato una fideiussione assicurativa o bancaria di durata triennale… [continua sul sito]
Alle porte di settembre è utile passare in rassegna le rilevazioni economiche pubblicate da Istat e Banca d’Italia nel corso del mese di agosto. Temi centrali sono un rallentamento della produzione industriale, la difficoltà nella lettura della dinamica dei fatturati e un peggioramento considerevole della bilancia delle partite correnti dell’Italia, segnata dalla crisi energetica. A luglio scende la produzione industriale
A giugno la produzione industriale ha registrato una caduta del 2,1% rispetto a maggio. A dirlo è Istat con il suo consueto rapporto, che certifica la seconda discesa consecutiva di questo indicatore. Una fase di difficoltà per la produzione che riduce la crescita congiunturale dell’ultimo trimestre ad un +1,2% rispetto all’intervallo precedente. Da sottolineare come l’unica voce in crescita nel mese di giugno sia l’energia, con un +1,9% mensile. Scendono invece i beni strumentali (-3,3%), i beni di consumo (-2,1%) e i beni intermedi (-1,3%).
Commenta Istat: “A giugno si rileva, per il secondo mese consecutivo, una flessione congiunturale dell’indice destagionalizzato della produzione industriale. La dinamica negativa è estesa a quasi tutti i settori, con l’eccezione di quello dell’energia. Se guardiamo al secondo trimestre nel suo complesso, la variazione congiunturale risultante è positiva. Anche in termini tendenziali la produzione, al netto degli effetti di calendario, è in diminuzione. A livello settoriale è ampia la flessione dei beni strumentali, mentre sono in crescita i beni di consumo e l’energia”… [continua sul sito]
Nel 2020 il numero di nuove partite Iva è crollato del 14,8% ma le chiusure si sono ridotte del 25%: la spiegazione dei dati (apparentemente) contrastanti pubblicati dal Mef. Come da tradizione il Ministero dell’Economia e delle Finanze ha pubblicato le rilevazioni dell’Osservatorio sulle partite Iva nell’anno appena concluso, analizzando i dati provenienti dal mondo del lavoro autonomo. Nel 2020 le nuove partite Iva registrate sono state circa 464.700, con una forte diminuzione rispetto al 2019, quantificabile in un -14,8%. L’emergenza sanitaria e la crisi economica hanno evidentemente colpito la capacità del sistema Italia di generare nuove attività imprenditoriali. Contestualmente al rapporto sull’anno 2020 preso nella sua interezza, il ministero ha pubblicato anche i dati relativi al solo quarto trimestre. Qui la caduta tendenziale, quindi sempre confrontata con il trimestre dell’anno precedente, registra una caduta di minore entità: -6,1% con 102.373 nuove partite Iva. Questo dato da una parte lancia un segnale di speranza, in quanto testimone di un tentativo di rilancio, ma dall’altra certifica ancora una lontananza sostanziale dai livelli pre-Covid.
I rapporti… [continua sul sito]
Dal 2010 l’Italia ha perso 293mila artigiani e 47mila commercianti. È questa la sintesi dei dati pubblicati dall’Osservatorio dei Lavoratori autonomi dell’Inps, fotografia di un sistema economico affetto da una grave emorragia di partite Iva verso il lavoro subordinato. “Da dieci anni è in atto un vero e proprio processo di desertificazione del tessuto delle piccole partite IVA”, commenta il Consiglio Nazionale dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili. “Un lasso di tempo nel quale si evidenzia una sostanziale fuga dalla partita IVA a favore del lavoro subordinato e parasubordinato (che potrà forse essere contrastata dal potenziamento del regime forfetario fino a 65.000 euro di fatturato che decorre dal 2019) e un significativo incremento del livello medio degli assegni pensionistici. Una tendenza che, a parere della categoria, rischia di diventare irreversibile a causa dell’emergenza legata al coronavirus”. Il trend negativo sarebbe legato anche al genere del titolare: il numero degli artigiani maschi è sceso in maniera costante negli ultimi dieci anni da 1.444.878 (nel 2010) a 1.210.503 (nel 2019) mentre le femmine registrano un andamento più costante, sebbene nettamente… [continua sul sito]
Nel primo trimestre 2020 il numero di nuove partite Iva si è ridotto del 19,7% rispetto al 2019. Questo il dato che emerge dall’ultimo comunicato dell’Osservatorio sulle partite IVA del Ministero dell’Economia e delle finanze. Nei primi tre mesi del 2020 infatti si contano 158.740 nuove attività, quasi un quinto in meno rispetto allo stesso periodo del 2019. Nei primi due mesi, rileva il Mef, risulta una contrazione dell’8% dovuta “principalmente alla diminuzione di avviamenti in regime forfetario rispetto al notevole aumento riscontrato nei primi mesi del 2019 grazie all’innalzamento del limite di ricavi a 65.000 euro”. Poi a marzo è intervenuta l’emergenza sanitaria. In particolare il diffondersi del contagio e le stringenti misure di contenimento avrebbero portato ad un calo di aperture pari al 50%.
Tre quarti delle nuove aperture di partita Iva è da imputare alle persone fisiche (76,1%), seguite dalle società di capitali (18,6%) e dalle società di persone (3,6%). Nel mese di marzo tutte le forme giuridiche registrano un crollo compreso tra il 50 e il 57%, mentre nei primi due mesi del 2020 sono state le società di persone fisiche ad accusare maggiormente il colpo (… [continua sul sito]
Nel primo trimestre 2020 il numero di nuove partite Iva si è ridotto del 19,7% rispetto al 2019. Questo il dato che emerge dall’ultimo comunicato dell’Osservatorio sulle partite IVA del Ministero dell’Economia e delle finanze. Nei primi tre mesi del 2020 infatti si contano 158.740 nuove attività, quasi un quinto in meno rispetto allo stesso periodo del 2019. Nei primi due mesi, rileva il Mef, risulta una contrazione dell’8% dovuta “principalmente alla diminuzione di avviamenti in regime forfetario rispetto al notevole aumento riscontrato nei primi mesi del 2019 grazie all’innalzamento del limite di ricavi a 65.000 euro”. Poi a marzo è intervenuta l’emergenza sanitaria. In particolare il diffondersi del contagio e le stringenti misure di contenimento avrebbero portato ad un calo di aperture pari al 50%.
Tre quarti delle nuove aperture di partita Iva è da imputare alle persone fisiche (76,1%), seguite dalle società di capitali (18,6%) e dalle società di persone (3,6%). Nel mese di marzo tutte le forme giuridiche registrano un crollo compreso tra il 50 e il 57%, mentre nei primi due mesi del 2020 sono state le società di persone fisiche ad accusare maggiormente il colpo (… [continua sul sito]

