Salgono gli occupati, ma sono quasi tutti a termine. Il tasso degli inattivi continua ad essere sostenuto e l’aumento dei posti vacanti testimonia la rapida evoluzione del mercato del lavoro in questo anno e mezzo di pandemia.

Il rapporto Istat sul mercato del lavoro del secondo trimestre 2021 apre con una buona notizia: l’occupazione è in forte ripresa. Si registrano infatti 523mila occupati in più rispetto al 2020. La buona notizia però presenta il suo lato oscuro: il numero di occupati alla fine di luglio 2021 era ancora 260mila unità sotto i livelli pre-pandemia di febbraio 2020.

Emerge anzitutto un’ampia divergenza tra l’occupazione di tipo permanente e quella a termine. Stando ai dati Istat nel secondo trimestre 2021 il numero dei dipendenti a termine è salito di 573mila unità rispetto allo stesso periodo del 2020. Un incremento da +23,6%, ovvero quasi di un quarto rispetto ai mesi “caldi” della pandemia. Per quanto riguarda invece i dipendenti permanenti, a tempo indeterminato, si registra una caduta di 29mila unità, pari ad un -0,2% sul 2020. Una statistica preoccupante sotto certi aspetti per la sua drasticità ma di fatto prodotto… [continua sul sito]

Venerdì 30 aprile, alla vigilia della Festa dei lavoratori, l’Istat ha pubblicato i numeri di marzo del mercato del lavoro italiano. Il tema è lo stesso del mese precedente, ovvero una leggera ripresa in termini congiunturali e una caduta drammatica in termini tendenziali. Nel mese di marzo si registrano infatti 34mila occupati in più rispetto a febbraio, con una discesa dei disoccupati di 19mila unità e 40mila inattivi in meno. Hanno trainato l’incremento degli occupati le fasce più giovani della popolazione, +9mila nei 15-24 anni e +44mila nei 25-34 anni, un incremento che però ha caratteristiche particolari da non sottovalutare. Se è vero che a marzo gli occupati sono aumentati, è altrettanto vero che questi nuovi posti di lavoro sono in larga parte da imputare al tempo determinato (+63mila) e agli indipendenti (+10mila) mentre subisce un’ulteriore contrazione il numero dei dipendenti permanenti (-38mila). Una mutazione che rischia di diventare sempre più dominante in un clima di incertezza generalizzata. Come anticipato però, il leggero recupero di marzo non riesce a rendere più dolce il confronto con le ultime rilevazioni pre-Covid. Commenta l’Istat: “Rispetto a febbraio… [continua sul sito]