Dati in chiaroscuro per l’economia italiana nelle ultime rilevazioni dell’Istat. La ripresa economica prosegue infatti con le stesse contraddizioni che le statistiche avevano fotografato nei mesi precedenti. Nel mese di novembre sono aumentati gli occupati, con una riduzione dei disoccupati e degli inattivi, e questo è il dato positivo. Meno rassicuranti sono i numeri del commercio al dettaglio che nello stesso mese hanno registrato una caduta rispetto ad ottobre, complicando il recupero dei livelli pre-crisi.

Partendo dal dato positivo, quello che riguarda il mercato del lavoro, va sottolineata la continuità del recupero dei posti con il mese di ottobre. Rispetto al mese precedente, infatti, si contano 64mila occupati in più. Questo numero però va confrontato con le altre due componenti del sistema, ovvero i disoccupati e gli inattivi. Anche in questo caso i dati rassicurano perché il numero degli inattivi è sceso di 46mila unità rispetto a ottobre e, ciò nonostante, il numero dei disoccupati è stato rivisto al ribasso di 43mila unità (non è scontato che ad una diminuzione degli inattivi scenda anche il numero dei disoccupati, segno che l’offerta di manodopera… [continua sul sito]

Salgono gli occupati, ma sono quasi tutti a termine. Il tasso degli inattivi continua ad essere sostenuto e l’aumento dei posti vacanti testimonia la rapida evoluzione del mercato del lavoro in questo anno e mezzo di pandemia.

Il rapporto Istat sul mercato del lavoro del secondo trimestre 2021 apre con una buona notizia: l’occupazione è in forte ripresa. Si registrano infatti 523mila occupati in più rispetto al 2020. La buona notizia però presenta il suo lato oscuro: il numero di occupati alla fine di luglio 2021 era ancora 260mila unità sotto i livelli pre-pandemia di febbraio 2020.

Emerge anzitutto un’ampia divergenza tra l’occupazione di tipo permanente e quella a termine. Stando ai dati Istat nel secondo trimestre 2021 il numero dei dipendenti a termine è salito di 573mila unità rispetto allo stesso periodo del 2020. Un incremento da +23,6%, ovvero quasi di un quarto rispetto ai mesi “caldi” della pandemia. Per quanto riguarda invece i dipendenti permanenti, a tempo indeterminato, si registra una caduta di 29mila unità, pari ad un -0,2% sul 2020. Una statistica preoccupante sotto certi aspetti per la sua drasticità ma di fatto prodotto… [continua sul sito]