L’aumento dei prezzi erode il potere d’acquisto degli italiani, cui reddito disponibile ha comunque registrato una variazione leggermente positiva.

Secondo le recenti rilevazioni Istat, nel primo trimestre del 2022 il reddito disponibile delle famiglie consumatrici è cresciuto del 2,6% rispetto al periodo precedente. Ciò non toglie il pesante impatto che sta avendo l’aumento dei prezzi sulle reali disponibilità di spesa delle famiglie. L’aumento del deflatore implicito dei consumi finali erode infatti l’aumento del potere d’acquisto ad un +0,3%. Nei primi tre mesi del 2022, poi, la propensione al risparmio delle famiglie consumatrici è stata pari al 12,6%, in crescita rispetto alla fine del 2021. Ricapitolando, il reddito disponibile lordo della famiglie è aumentato del 5,9% rispetto all’anno precedente, con una spesa per consumi lordi cresciuta di ben il 12,1% e l’aumento degli investimenti fissi lordi pari a +25,5%.

Sulle famiglie a pesare è soprattutto l’aumento dei prezzi al consumo. Nel mese di giugno il tasso di inflazione si è attestato sull’8,0%, livello che non si registrava dal mese di gennaio 1986. Più contenuta ma sempre crescente anche… [continua sul sito]

Nel 2020 si registra un calo record delle entrate tributarie e contributive, dovuto all’emergenza Covid e alle diverse misure adottate dal Governo per farne fronte. Il Ministero dell’Economia e delle Finanze ha pubblicato il rapporto sulle entrate aggiornato a dicembre 2020 e relativo quindi all’intero anno solare 2020. Nell’anno del coronavirus il Mef quantifica in 46,65 miliardi di euro la riduzione delle entrate tributarie e contributive rispetto al 2019, pari a -6,4%. Più precisamente le entrate tributarie si sono contratte del 6,6%, ovvero 32,49 miliardi di euro, mentre le entrate contributive hanno accusato una caduta del 6,0%, ovvero 14,16 miliardi di euro.

Il Mef sottolinea che la variazione delle entrate tributarie – del 6,6% e di 32,49 miliardi di euro – è dovuta sia al peggioramento congiunturale sia all’impatto delle numerose misure adottate dal Governo per contrastare l’emergenza sanitaria. Rispetto al 2019 sono andate perse 25,18 miliardi di euro (-5,3%) di imposte contabilizzate al bilancio dello Stato, con una flessione del gettito relativo agli incassi da accertamento e controllo di 4,46 miliardi di euro (-33,5%) come anche del gettito relativo alle… [continua sul sito]

Il coronavirus è costato 280 miliardi di fatturato alle società di capitali italiane nel primo semestre 2020. Questo il risultato della simulazione riportata in un documento di ricerca della Fondazione nazionale commercialisti e dal Consiglio Nazionale dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili pubblicato nel mese di luglio. Gli autori hanno infatti raccolto i dati diffusi dall’Istat sull’impatto del lockdown e li hanno incrociati con i dati di bilancio delle società di capitali estratte dalla banca dati Aida: in tale modo è stato possibile condurre simulazioni con l’obiettivo di “cogliere l’entità dell’impatto sul fatturato delle società di capitali nel primo semestre dell’anno”. Gli autori precisano come si tratti di “simulazioni e non vere e proprie stime”, stima che è stata “resa particolarmente difficile sia dalla natura straordinaria di un fenomeno senza precedenti e, in quanto tale, impossibile da osservare con i modelli previsivi tradizionali, sia perché i dati congiunturali arrivano sempre con un certo ritardo”. L’analisi considera circa 830mila società che fatturano complessivamente circa 2.700 miliardi di euro, l’89% di tutte le imprese e l’85% di tutti… [continua sul sito]

Il coronavirus è costato 280 miliardi di fatturato alle società di capitali italiane nel primo semestre 2020. Questo il risultato della simulazione riportata in un documento di ricerca della Fondazione nazionale commercialisti e dal Consiglio Nazionale dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili pubblicato nel mese di luglio. Gli autori hanno infatti raccolto i dati diffusi dall’Istat sull’impatto del lockdown e li hanno incrociati con i dati di bilancio delle società di capitali estratte dalla banca dati Aida: in tale modo è stato possibile condurre simulazioni con l’obiettivo di “cogliere l’entità dell’impatto sul fatturato delle società di capitali nel primo semestre dell’anno”. Gli autori precisano come si tratti di “simulazioni e non vere e proprie stime”, stima che è stata “resa particolarmente difficile sia dalla natura straordinaria di un fenomeno senza precedenti e, in quanto tale, impossibile da osservare con i modelli previsivi tradizionali, sia perché i dati congiunturali arrivano sempre con un certo ritardo”. L’analisi considera circa 830mila società che fatturano complessivamente circa 2.700 miliardi di euro, l’89% di tutte le imprese e l’85% di tutti… [continua sul sito]