Al 31 dicembre 2019 le non profit attive in Italia ammontavano a 362.634 unità. Una crescita dello 0,9% rispetto al 2018. A dirlo è il censimento permanente delle istituzioni non profit realizzato da Istat e aggiornato lo scorso 15 ottobre. Stando a questo documento le istituzioni di questa categoria in Italia avrebbero registrato una crescita senza soluzione di continuità in termini numerici nell’ultimo decennio: il numero delle istituzioni registrate è in costante aumento dal 2011. Dieci anni fa, nel 2011 appunto, queste realtà erano 301.191, passando a 336.275 nel 2015 e raggiungendo le 343.432 nel 2016. Nel 2017 le 350.492 unità, con una ulteriore crescita del 2,6% nel 2018, raggiungendo le 359.574 unità. Tra il 2018 e il 2019 la crescita si è leggermente rallentata ma non interrotta.

Nel proprio rapporto Istat stima che in totale le 362.634 non profit occupano qualcosa come 861.919 dipendenti. Un numero che in prima istanza potrebbe far immaginare ad una media di circa due dipendenti per ciascuna realtà, ma che si scontrerebbe con l’estrema polarizzazione e concentrazione dei dipendenti. Infatti oltre l’85% delle istituzioni non profit è senza lavoratori… [continua sul sito]

Una ripresa graduale, con lo spettro di nuove restrizioni e chiusure. È un compito sempre più difficile quello a cui è chiamato il bollettino economico di Banca d’Italia, ovvero fotografare lo stato dell’economia italiana e provare a delineare le prospettive di breve termine. I bollettini di Palazzo Koch, come i precedenti in tempo di pandemia, faticano infatti sempre a tenere il passo con la rapida evoluzione del quadro epidemiologico, già alteratosi rispetto alla sua stesura e pubblicazione il 16 luglio scorso. Non per questo però i dati contenuti nel documento perdono di rilevanza.

Stando ai dati in possesso di Banca d’Italia, nel primo trimestre 2021 il Pil italiano sarebbe cresciuto dello 0,1% rispetto alla fine del 2020 con “significativa revisione al rialzo rispetto alla stima preliminare dell’Istat, e in linea con la valutazione di sostanziale stazionarietà fornita in aprile sulla base dei nostri indicatori ad alta frequenza”. In base ai dati disponibili al momento della stesura del bollettino, Banca d’Italia stima che “l’attività industriale abbia continuato a crescere nel secondo trimestre, riportandosi sui livelli pre-pandemici”. Istat aveva stimato… [continua sul sito]

Più del 60% delle famiglie dichiara di avere difficoltà ad arrivare alla fine del mese, in aumento del 10% rispetto al periodo pre-pandemia. È questa una delle evidenze emerse dall’ultima “indagine straordinaria sulle famiglie italiane” di Banca d’Italia. Il sondaggio condotto da Palazzo Koch porta la firma delle ricercatrici Concetta Rondinelli e Francesca Zanichelli ed ha coinvolto oltre 2.800 nuclei familiari tra la fine di febbraio e l’inizio di marzo 2021. Dalla ricerca emerge che il 23% delle famiglie si aspetta un netto peggioramento del quadro generale nei successivi dodici mesi, il 9% in meno della precedente rilevazione (condotta nel novembre 2020), lasciando intravedere un graduale miglioramento nelle prospettive. Le tempistiche restano tuttavia di lunga durata: solo il 16% delle famiglie pensa che l’emergenza sanitaria rientrerà nel 2021 mentre circa un terzo pone come riferimento il 2023.

Sul fronte del reddito permane uno stato di incertezza con lo shock della pandemia ancora non riassorbito. Il 70% delle famiglie prevede per il 2021 un reddito pari a quello percepito nel 2020 ma un sesto se ne attende uno inferiore. Poco meno di un terzo delle famiglie,… [continua sul sito]

In primavera tornerà la crescita ma bisognerà attendere il 2023 per rivedere i livelli precedenti la pandemia. È questa una della previsioni contenute nel primo bollettino economico del 2020 curato da Banca d’Italia, pubblicato nei giorni scorsi. Palazzo Koch precisa su quale ipotesi si basa lo scenario macroeconomico preso in considerazione: domanda estera ponderata per i mercati di destinazione in crescita del 6,9% nel 2021, rafforzamento dell’euro in area 1,23 dollari, prezzo del Brent a 52 dollari, tasso Euribor trimestrale stabile a -0,5%, tasso di interesse dei Btp a 0,7% e spinta propulsiva dei fondi europei della Next generation Eu. Ebbene, con questi presupposti Banca d’Italia prevede che nel 2021 il Pil crescerà del 3,5%, quindi del 3,8% nel 2022 e del 2,3% nel 2023. Sebbene venga previsto un aumento degli investimenti, anche grazie alle politiche attualmente anticicliche portate avanti dalla Commissione europea, la componente principale della ripresa italiana dovrebbe restare ancora una volta in capo alle esportazioni, ovvero la domanda estera. Banca d’Italia vede un +9,8% nel 2021 dopo un drammatico -14,9% del 2020, voce che porterà in dote alla crescita del Pil circa… [continua sul sito]

“Nelle proiezioni per l’Italia una graduale ripresa globale e condizioni monetarie accomodanti favorirebbero il ritorno a una crescita moderata ma restano rilevanti rischi”. Questa la sintesi di Banca d’Italia che apre il suo primo bollettino economico del 2020. L’economia italiana continua ad essere in balia di correnti contrastanti, alcune impegnate a sospingerla, altre a frenare l’entusiasmo: è imprescindibile mettere ordine alla grande mole di dati che di settimana in settimana vengono rilasciati.

Anzitutto Banca d’Italia sostiene sulla base delle proprie stime che nel quarto trimestre 2019 il Pil sia rimasto pressoché invariato. Nello specifico l’indicatore Ita-Coin (che fornisce un’istantanea dell’andamento dell’economia italiana attraverso l’analisi di una molteplicità di informazioni) è tornato positivo per la prima volta da novembre 2018, seppur con un debole +0,05. Ciò suggerirebbe che il peggio, per il momento, sia stato superato: a luglio 2019 l’indicatore era sceso a -0,2. Nel terzo trimestre 2019 il Pil sarebbe cresciuto dello 0,1% rispetto al trimestre precedente. Una minima espansione figlia di espansioni di più grande entità apprezzabili scompattando… [continua sul sito]