La stima preliminare del Pil italiano pubblicata da Istat lo scorso 31 ottobre certifica una crescita dello 0,5% in termini congiunturali. Il valore è inferiore al +1,1% registrato nel secondo trimestre ma comunque superiore al +0,1% del primo trimestre. Il risultato di questa dinamica è una discesa della crescita tendenziale, giunta a +2,6% rispetto all’anno precedente. Come sottolinea la stessa Istat: “La fase espansiva del Pil prosegue pertanto per il settimo trimestre consecutivo, ma in decelerazione rispetto al secondo trimestre dell’anno. La crescita acquisita per il 2022 è pari al 3,9%”.

La crescita del terzo trimestre non cambia il quadro previsto da Banca d’Italia nel 2023, che vede una dinamica del Pil tra la stagnazione e la recessione, a seconda delle condizioni e degli scenari che dovessero verificarsi. In uno scenario avverso, infatti, Palazzo Koch stima una contrazione del Pil dell’1,5% nel 2023. Questo scenario comprende un arresto delle forniture di gas russo a partire dall’ultimo trimestre 2022, con ulteriori rincari dell’energia e rallentamento del commercio mondiale. Allo stato attuale, la prima di queste tre condizioni pare sempre più probabile… [continua sul sito]

Nel mese di aprile il numero degli occupati si è ridotto di 12mila unità, facendo segnare una battuta d’arresto dopo due mesi di forte crescita. A sancirlo sono le stime pubblicate da Istat, secondo cui il mercato del lavoro avrebbe raggiunto un mese di stallo che scalfisce – sebbene marginalmente – la salita dell’occupazione in corso dal 2021. Sarebbero infatti 12mila gli occupati in meno rispetto al mese di marzo, generati principalmente dall’ennesima caduta degli indipendenti. Il numero dei lavoratori dipendenti è infatti salito di 5mila unità, con un importante distinguo da effettuare: il numero dei posti di lavoro a termine è salito di 9mila unità mentre quello dei permanenti è sceso di 4mila unità. Questo amplia nuovamente la distanza tra le due tipologie contrattuali. Tra aprile 2021 e aprile 2022 le variazioni nominali sarebbero anche comparabili (+304mila i permanenti e +354mila quelli a termine) ma l’insieme di partenza è ben differente. Il numero dei dipendenti a termine nel corso degli ultimi dodici mesi è salito del 12,6%, consolidando un insieme ben superiore ai 3 milioni di lavoratori a termine. È perciò incontestabile il mutamento nella composizione del mercato… [continua sul sito]

Nell’ultima nota mensile Istat ha scattato un’istantanea dell’andamento dell’economia italiana che comincia a mostrare alcuni segni di cedimento, legati al peggioramento della bilancia commerciale, il rallentamento della domanda estera e le tensioni geopolitiche.

Il rallentamento previsto dagli analisti nella prima parte del 2022 si sta concretizzando anche nelle statistiche ufficiali. Stando alle rilevazioni Istat nel primo trimestre 2022 il Pil italiano ha registrato una contrazione dello 0,2%. Mentre l’agricoltura ha apportato un incremento e l’industria ha retto (Istat parla di “stazionarietà”), i servizi hanno invece contribuito effettivamente alla riduzione del Pil. Non è solo questione di categoria ma anche di domanda: mentre la componente nazionale ha spinto in maniera positiva la domanda estera netta ha registrato una riduzione.

“A marzo, l’indice destagionalizzato della produzione industriale è rimasto invariato, a sintesi di un sostenuto aumento congiunturale per l’energia (+2,7%), di una crescita più moderata per i beni di consumo (+1,0%) e quelli strumentali (+0,4%) e di una flessione per i beni intermedi (-0,7%)”, scrive Istat. Tra le… [continua sul sito]

La ripresa dell’economia italiana è stretta dal persistere della pandemia e dal prolungamento delle restrizioni anti-contagio. Banca d’Italia ha pubblicato il secondo bollettino economico del 2021, nel quale analizza l’andamento dell’economia italiana alla fine del 2020 e fa il punto della situazione sul primo trimestre dell’anno corrente. Nel quarto trimestre 2020 il Pil italiano si è ridotto dell’1,9% rispetto al terzo trimestre, in controtendenza con i mesi estivi. Le statistiche congiunturali del Pil 2020 sono pressoché uniche dall’inizio delle serie storiche e, per questo motivo, difficili da interpretare. Nel primo trimestre 2020 il Prodotto interno lordo si era contratto del 5,5% (inizio della pandemia), nel secondo trimestre di un ulteriore 13,0% (restrizioni pesanti e picco prima ondata) mentre nel terzo trimestre, grazie all’allentarsi delle misure anti-contagio, il Pil aveva recuperato il 15,9% (un recupero solo parziale rispetto a quanto perso nel primo semestre 2020).

Il quarto trimestre 2020 si caratterizza per una dinamica negativa delle voci principali che compongono il Pil: la spesa delle famiglie si è ridotta del 2,7% rispetto al terzo trimestre… [continua sul sito]

Il Consiglio Superiore della Magistratura nell’udienza del 3 giugno 2020, ha approvato all’unanimità la proposta della Settima Commissione (rel. dott.ssa Dal Moro – dott. Pepe) riguardante le linee guida per “L’organizzazione del settore delle procedure esecutive e concorsuali nella “fase 2″ dell’emergenza COVID-19.”.
Il documento ricorda che il legislatore ha delineato – nel periodo che va dal 9 marzo al 31 luglio 2020 – due diverse fasi:

nella prima fase – dal 9 marzo all’11 maggio 2020 – allo scopo di ridurre al minimo le forme di contatto personale e di limitare il propagarsi dell’epidemia, ha previsto per il settore civile il rinvio d’ufficio delle udienze a data successiva all’11 maggio 2020 e la sospensione del decorso dei termini per il compimento di qualsiasi atto dei procedimenti civili;
nella seconda fase – dal 12 maggio al 31 luglio 2020 – ha previsto che l’estensione e le modalità di svolgimento dell’attività giurisdizionale saranno, in concreto, determinate dalle indicazioni fornite dai dirigenti dei singoli uffici, d’intesa con il Presidente della Corte d’appello e con il Procuratore generale della Repubblica presso la Corte d’appello… [continua sul sito]

La produzione industriale a gennaio batte le previsioni mentre continuano a scendere i prestiti alle società non finanziarie. Istat e Banca d’Italia hanno pubblicato le ultime rilevazioni statistiche prima dell’emergenza Covid-19, che comincerà ad essere catturata dai dati relativi al mese di febbraio. In altre parole i dati in nostro possesso oggi fotografano la condizione di partenza con cui l’Italia si è trovata a far fronte all’epidemia. Rilevazioni che, dopo il susseguirsi di provvedimenti governativi focalizzati sul contenimento, saranno destinate inevitabilmente ad erodersi e a peggiorare.

Anzitutto la notizia (relativamente) buona: la produzione industriale a gennaio è aumentata del 3,7% rispetto a dicembre. Gli analisti si aspettavano un rimbalzo dell’1,6% dopo il dato negativo di dicembre (-2,6%), previsione largamente battuta. Inserita in un’ottica tendenziale, ovvero relativa agli ultimi 12 mesi, la produzione continua a risultare in contrazione, stavolta dello 0,1% (gli analisti si aspettavano un -3,7%). L’aumento nella produzione su base mensile si è verificato in tutti i comparti, in primis nei beni strumentali (+4,1%), seguiti dai beni intermedi… [continua sul sito]

La produzione industriale a gennaio batte le previsioni mentre continuano a scendere i prestiti alle società non finanziarie. Istat e Banca d’Italia hanno pubblicato le ultime rilevazioni statistiche prima dell’emergenza Covid-19, che comincerà ad essere catturata dai dati relativi al mese di febbraio. In altre parole i dati in nostro possesso oggi fotografano la condizione di partenza con cui l’Italia si è trovata a far fronte all’epidemia. Rilevazioni che, dopo il susseguirsi di provvedimenti governativi focalizzati sul contenimento, saranno destinate inevitabilmente ad erodersi e a peggiorare.

Anzitutto la notizia (relativamente) buona: la produzione industriale a gennaio è aumentata del 3,7% rispetto a dicembre. Gli analisti si aspettavano un rimbalzo dell’1,6% dopo il dato negativo di dicembre (-2,6%), previsione largamente battuta. Inserita in un’ottica tendenziale, ovvero relativa agli ultimi 12 mesi, la produzione continua a risultare in contrazione, stavolta dello 0,1% (gli analisti si aspettavano un -3,7%). L’aumento nella produzione su base mensile si è verificato in tutti i comparti, in primis nei beni strumentali (+4,1%), seguiti dai beni intermedi… [continua sul sito]

“Nelle proiezioni per l’Italia una graduale ripresa globale e condizioni monetarie accomodanti favorirebbero il ritorno a una crescita moderata ma restano rilevanti rischi”. Questa la sintesi di Banca d’Italia che apre il suo primo bollettino economico del 2020. L’economia italiana continua ad essere in balia di correnti contrastanti, alcune impegnate a sospingerla, altre a frenare l’entusiasmo: è imprescindibile mettere ordine alla grande mole di dati che di settimana in settimana vengono rilasciati.

Anzitutto Banca d’Italia sostiene sulla base delle proprie stime che nel quarto trimestre 2019 il Pil sia rimasto pressoché invariato. Nello specifico l’indicatore Ita-Coin (che fornisce un’istantanea dell’andamento dell’economia italiana attraverso l’analisi di una molteplicità di informazioni) è tornato positivo per la prima volta da novembre 2018, seppur con un debole +0,05. Ciò suggerirebbe che il peggio, per il momento, sia stato superato: a luglio 2019 l’indicatore era sceso a -0,2. Nel terzo trimestre 2019 il Pil sarebbe cresciuto dello 0,1% rispetto al trimestre precedente. Una minima espansione figlia di espansioni di più grande entità apprezzabili scompattando… [continua sul sito]

L’economia italiana continua a ristagnare, la manifattura e i consumatori restano fiduciosi. In estrema sintesi è questo il quadro dipinto dalle ultime rilevazioni rese note dall’Istat al crepuscolo del 2019. Un’annata che le statistiche hanno vissuto sul filo del rasoio, con i timori per una recessione che l’Italia è riuscita con un colpo di reni a scongiurare. Il Pil non si è contratto ma non è nemmeno cresciuto in maniera convincente, nel segno della stagnazione che ha attanagliato l’economia reale. Le ultime statistiche del 2019 pubblicate dall’Istat (le prossime le avremo nel 2020) fotografano e confermano questo trend, manifestando però una interessante dicotomia tra i dati della produzione e quelli della fiducia degli operatori economici: i primi tra il deludente e il neutro, i secondi che guardano con un sorriso (neanche troppo forzato) il prossimo futuro.

Se il 13 dicembre l’Istituto nazionale di statistica ci comunicava che gli ordinativi dell’industria ad ottobre avevano registrato un aumento congiunturale dello 0,5% (ma una flessione dello 0,5% guardando agli ultimi tre mesi rispetto ai tre mesi precedenti), dalla nota del 20 dicembre relativa ai prezzi alla produzione dell’industria non arrivano grosse turbolenze. A novembre 2019 infatti si stima una diminuzione congiunturale dello 0,2% dei prezzi e una diminuzione tendenziale del 2,5% che all’apparenza potrebbe… [continua sul sito]

L’economia italiana continua a ristagnare, la manifattura e i consumatori restano fiduciosi. In estrema sintesi è questo il quadro dipinto dalle ultime rilevazioni rese note dall’Istat al crepuscolo del 2019. Un’annata che le statistiche hanno vissuto sul filo del rasoio, con i timori per una recessione che l’Italia è riuscita con un colpo di reni a scongiurare. Il Pil non si è contratto ma non è nemmeno cresciuto in maniera convincente, nel segno della stagnazione che ha attanagliato l’economia reale. Le ultime statistiche del 2019 pubblicate dall’Istat (le prossime le avremo nel 2020) fotografano e confermano questo trend, manifestando però una interessante dicotomia tra i dati della produzione e quelli della fiducia degli operatori economici: i primi tra il deludente e il neutro, i secondi che guardano con un sorriso (neanche troppo forzato) il prossimo futuro.

Se il 13 dicembre l’Istituto nazionale di statistica ci comunicava che gli ordinativi dell’industria ad ottobre avevano registrato un aumento congiunturale dello 0,5% (ma una flessione dello 0,5% guardando agli ultimi tre mesi rispetto ai tre mesi precedenti), dalla nota del 20 dicembre relativa ai prezzi alla produzione dell’industria non arrivano grosse turbolenze. A novembre 2019 infatti si stima una diminuzione congiunturale dello 0,2% dei prezzi e una diminuzione tendenziale del 2,5% che all’apparenza potrebbe… [continua sul sito]