Nella giornata di martedì 14 giugno 2022 il rendimento dei Btp decennali ha superato il 4% per la prima volta dal gennaio 2013. Sebbene mercoledì 15 il rendimento sia tornato leggermente a scendere, si è di fronte ad un salto indietro di quasi dieci anni che sancisce la definitiva uscita da un lungo periodo di tassi ai minimi storici. Per la precisione, il 14 giugno scorso, il tasso di interesse pagato annualmente dai Btp decennali ha raggiunto il 4,17%, una variazione positiva di quasi 120 punti base in un solo mese e circa 300 punti base dall’inizio del 2022.

L’aumento del costo del debito per il governo italiano è un fenomeno che si registra lungo tutta la curva dei tassi di interesse, uscita integralmente dal territorio negativo (perlomeno dalla scadenza di sei mesi in poi). Solo un anno fa il Tesoro si finanziava a tassi negativi su scadenze pari o inferiori ai cinque anni. Va sottolineato che la corsa dei tassi di interesse sui titoli di Stato italiani era già avviata dall’inizio dell’anno, ma la salita si è inasprita a partire dallo scorso 9 giugno. Una data non casuale: il giorno in cui la Banca Centrale Europea ha annunciato il primo rialzo del costo del… [continua sul sito]

Spunti e considerazioni sulla fatturazione elettronica B2B a un anno dall’entrata in vigore. La Fatturazione Elettronica B2B è stata per gli studi professionali uno dei cambiamenti di maggior rilievo degli ultimi anni. Passato ormai un anno dalla sua entrata in vigore, la gestione di questa nuova modalità operativa è diventata qualcosa di familiare. Ma che cosa ha significato questo “salto tecnologico” e operativo per gli studi?

Il primo effetto prodotto dalla Fatturazione Elettronica (FE), che è fondamentale tenere in considerazione per comprendere l’evoluzione dello studio professionale, è la significativa riduzione dei tempi di gestione del cliente, in particolare per quanto riguarda la contabilità. Gli automatismi software e la maggiore precisione imposti da questo adempimento hanno infatti sostanziato la possibilità di recuperare tempo, opportunità che molti studi hanno colto abbattendo i costi di gestione dei clienti.

Questo ulteriore passo nel processo di digitalizzazione ha quindi determinato, trasversalmente a tutte le realtà di studio, la possibilità di ridurre tempi e costi. Purtroppo però non è stata percepita e sfruttata da tutti nello stesso modo. Alcuni studi hanno infatti incontrato difficoltà nell’adeguamento… [continua sul sito]

L’economia italiana continua a ristagnare, la manifattura e i consumatori restano fiduciosi. In estrema sintesi è questo il quadro dipinto dalle ultime rilevazioni rese note dall’Istat al crepuscolo del 2019. Un’annata che le statistiche hanno vissuto sul filo del rasoio, con i timori per una recessione che l’Italia è riuscita con un colpo di reni a scongiurare. Il Pil non si è contratto ma non è nemmeno cresciuto in maniera convincente, nel segno della stagnazione che ha attanagliato l’economia reale. Le ultime statistiche del 2019 pubblicate dall’Istat (le prossime le avremo nel 2020) fotografano e confermano questo trend, manifestando però una interessante dicotomia tra i dati della produzione e quelli della fiducia degli operatori economici: i primi tra il deludente e il neutro, i secondi che guardano con un sorriso (neanche troppo forzato) il prossimo futuro.

Se il 13 dicembre l’Istituto nazionale di statistica ci comunicava che gli ordinativi dell’industria ad ottobre avevano registrato un aumento congiunturale dello 0,5% (ma una flessione dello 0,5% guardando agli ultimi tre mesi rispetto ai tre mesi precedenti), dalla nota del 20 dicembre relativa ai prezzi alla produzione dell’industria non arrivano grosse turbolenze. A novembre 2019 infatti si stima una diminuzione congiunturale dello 0,2% dei prezzi e una diminuzione tendenziale del 2,5% che all’apparenza potrebbe… [continua sul sito]

L’economia italiana continua a ristagnare, la manifattura e i consumatori restano fiduciosi. In estrema sintesi è questo il quadro dipinto dalle ultime rilevazioni rese note dall’Istat al crepuscolo del 2019. Un’annata che le statistiche hanno vissuto sul filo del rasoio, con i timori per una recessione che l’Italia è riuscita con un colpo di reni a scongiurare. Il Pil non si è contratto ma non è nemmeno cresciuto in maniera convincente, nel segno della stagnazione che ha attanagliato l’economia reale. Le ultime statistiche del 2019 pubblicate dall’Istat (le prossime le avremo nel 2020) fotografano e confermano questo trend, manifestando però una interessante dicotomia tra i dati della produzione e quelli della fiducia degli operatori economici: i primi tra il deludente e il neutro, i secondi che guardano con un sorriso (neanche troppo forzato) il prossimo futuro.

Se il 13 dicembre l’Istituto nazionale di statistica ci comunicava che gli ordinativi dell’industria ad ottobre avevano registrato un aumento congiunturale dello 0,5% (ma una flessione dello 0,5% guardando agli ultimi tre mesi rispetto ai tre mesi precedenti), dalla nota del 20 dicembre relativa ai prezzi alla produzione dell’industria non arrivano grosse turbolenze. A novembre 2019 infatti si stima una diminuzione congiunturale dello 0,2% dei prezzi e una diminuzione tendenziale del 2,5% che all’apparenza potrebbe… [continua sul sito]