Il contratto di prestazione occasionale è utilizzato per avvalersi di servizi lavorativi di natura saltuaria, la cui durata limitata non giustificherebbe l’impiego di un lavoratore con contratto a tempo indeterminato. Recentemente, la normativa in materia è stata aggiornata e pertanto procediamo con una sintesi delle caratteristiche di questa interessante forma contrattuale.
Lavoro Autonomo Occasionale vs Contratto di Prestazione Occasionale
La prestazione occasionale può essere autonoma o regolata tramite un contratto di prestazione occasionale. Nonostante le apparenti somiglianze, ci sono delle importanti distinzioni. Il lavoro autonomo occasionale ha un limite di compenso massimo di 5.000 euro, non ci sono restrizioni alla durata minima della prestazione, e il compenso è netto entro tali limiti. D’altro canto, il contratto di prestazione occasionale ha un tetto di compenso più elevato (fino a 15.000 euro), tuttavia, il datore di lavoro è tenuto a pagare una quota di contributi sull’importo e la prestazione giornaliera deve avere una durata minima.
Nonostante la natura più flessibile di questi contratti, la legge regola rigorosamente la procedura di attivazione… [continua sul sito]

La Corte di Cassazione, quinta sezione civile, con ordinanza 26018/22 ha accolto il ricorso presentato da un taxista avverso l’avviso di accertamento dell’Agenzia delle Entrate.

Per l’anno 2003 l’Agenzia delle Entrate rideterminava i ricavi derivanti dall’attività di taxista da euro 18.869= dichiarati ad euro 58.842,00, in presenza di regolarità delle scritture contabili e di coerenza alle risultanze degli studi di settore. L’Agenzia delle Entrate, reputando i ricavi poco credibili, procedeva con accertamento analitico-induttivo ai sensi dell’art. 39 comma 1 lettera d  del DPR 600  (l’esistenza di attività non dichiarate è presumibile anche sulla base di presunzioni semplici, purché siano gravi, precise e concordanti) e dell’articolo 62 sexies del D.L. 30 agosto 1993 n. 331  (gli accertamenti di cui all’art. 39 lettera d del DPR 600 e 54 del DPR  633/72  ottobre 1972, n. 633, e successive modificazioni, possono essere fondati anche sull’esistenza di gravi incongruenze tra i ricavi, i compensi ed i corrispettivi dichiarati e quelli fondatamente desumibili dalle caratteristiche e dalle condizioni di esercizio della specifica attivita’ svolta, ovvero dagli studi… [continua sul sito]

Dal 3 maggio al 24 maggio 2022 si potranno presentare le domande per richiedere contributi a fondo perduto previsti dal Fondo per il rilancio delle attività economiche di commercio al dettaglio.

Il Fondo per il rilancio delle attività economiche, con una dotazione di 200 milioni di euro per l’anno 2022, è finalizzato alla concessione di aiuti in forma di contributo a fondo perduto a favore delle imprese che svolgono in via prevalente attività di commercio al dettaglio.

Il fondo è stato istituito dal decreto-legge 27 gennaio 2022, n. 4 (articolo 2) per:

contenere gli effetti negativi derivanti dall’emergenza Covid
prevedere specifiche misure di sostegno per i soggetti maggiormente incisi.

Possono accedere al contributo le imprese che svolgono in via prevalente un’attività di commercio al dettaglio, identificate dai codici della classificazione delle attività economiche ATECO 2007 previsti dall’articolo 2, comma 1, del decreto-legge 27 gennaio 2022, n. 4, che presentano un ammontare di ricavi, riferito al 2019, non superiore a 2 milioni di euro e che hanno subito una riduzione del fatturato… [continua sul sito]

Anche con la pandemia il settore delle non profit ha continuato ad operare, nonostante gravi difficoltà in termini occupazionali e di entrate. Stando ad una indagine realizzata da Inapp, Ministero del lavoro, Forum nazionale del terzo settore, le Università e il Cisisil settore avrebbe infatti subito fortemente la crisi economica, senza però cessare di fornire il proprio contributo al sistema.

L’indagine ha presocome riferimento 63.898 enti non profit appartenenti ai settori di attività economica Istruzione e ricerca, Sanità, Assistenza sociale e Protezione civile e Sviluppo economico e coesione sociale ed ha coinvolto 9.519 soggetti complessivamente.

Stando a quanto rilevato dall’Istituto nazionale per l’analisi delle politiche pubbliche, durante l’emergenza sanitaria il 31,2% degli enti del Terzo settore avrebbe fatto ricorso alla Cassa integrazione. Una percentuale rilevante ma comunque inferiore a quella delle imprese convenzionali (quelle che ricercano la realizzazione di un profitto).

Quasi una impresa su cinque, ovvero il 19,9%, avrebbe fatto leva sulla riduzione dell’orario di lavoro mentre una su dieci, il 10,2%, ha dichiarato… [continua sul sito]

L’ampio deficit di bilancio confermato dal Documento di economia e finanza di recente pubblicazione deve infatti essere finanziato tramite l’emissione di obbligazioni pubbliche e il rinnovamento dei titoli giunti a scadenza. Per il 2021 il governo ha previsto un rapporto deficit/Pil dell’11,8%, dopo il 9,5% del 2020 e fissando a 5,9% quello per il 2022. Alla fine di marzo, così come in gennaio e febbraio, lo Stato non ha accusato alcuna difficoltà in termini di liquidità, così come riportato nell’aggiornamento mensile del Tesoro: il totale delle disponibilità liquide ammontava a oltre 84 miliardi di euro al 31 marzo. Ciò non toglie l’impegno dello Stato nei confronti dei mercati finanziari.

Nel 2021 il Mef è chiamato a rinnovare 218 miliardi di euro di titoli di Stato a lungo termine giunti a scadenza, cifra che lieviterà a 249 miliardi nel 2023 per poi scendere progressivamente a 199 miliardi nel 2025 e 107 miliardi nel 2028 (i primi effetti della riduzione del deficit avvenuta nella prima metà del decennio scorso, anche se frutto di una mera proiezione che non tiene conto di eventuali nuove emissioni e altre variabili). Nel mese di maggio saranno 31,6 i miliardi… [continua sul sito]

L’ampio deficit di bilancio confermato dal Documento di economia e finanza di recente pubblicazione deve infatti essere finanziato tramite l’emissione di obbligazioni pubbliche e il rinnovamento dei titoli giunti a scadenza. Per il 2021 il governo ha previsto un rapporto deficit/Pil dell’11,8%, dopo il 9,5% del 2020 e fissando a 5,9% quello per il 2022. Alla fine di marzo, così come in gennaio e febbraio, lo Stato non ha accusato alcuna difficoltà in termini di liquidità, così come riportato nell’aggiornamento mensile del Tesoro: il totale delle disponibilità liquide ammontava a oltre 84 miliardi di euro al 31 marzo. Ciò non toglie l’impegno dello Stato nei confronti dei mercati finanziari.

Nel 2021 il Mef è chiamato a rinnovare 218 miliardi di euro di titoli di Stato a lungo termine giunti a scadenza, cifra che lieviterà a 249 miliardi nel 2023 per poi scendere progressivamente a 199 miliardi nel 2025 e 107 miliardi nel 2028 (i primi effetti della riduzione del deficit avvenuta nella prima metà del decennio scorso, anche se frutto di una mera proiezione che non tiene conto di eventuali nuove emissioni e altre variabili). Nel mese di maggio saranno 31,6 i miliardi… [continua sul sito]

L’ampio deficit di bilancio confermato dal Documento di economia e finanza di recente pubblicazione deve infatti essere finanziato tramite l’emissione di obbligazioni pubbliche e il rinnovamento dei titoli giunti a scadenza. Per il 2021 il governo ha previsto un rapporto deficit/Pil dell’11,8%, dopo il 9,5% del 2020 e fissando a 5,9% quello per il 2022. Alla fine di marzo, così come in gennaio e febbraio, lo Stato non ha accusato alcuna difficoltà in termini di liquidità, così come riportato nell’aggiornamento mensile del Tesoro: il totale delle disponibilità liquide ammontava a oltre 84 miliardi di euro al 31 marzo. Ciò non toglie l’impegno dello Stato nei confronti dei mercati finanziari.

Nel 2021 il Mef è chiamato a rinnovare 218 miliardi di euro di titoli di Stato a lungo termine giunti a scadenza, cifra che lieviterà a 249 miliardi nel 2023 per poi scendere progressivamente a 199 miliardi nel 2025 e 107 miliardi nel 2028 (i primi effetti della riduzione del deficit avvenuta nella prima metà del decennio scorso, anche se frutto di una mera proiezione che non tiene conto di eventuali nuove emissioni e altre variabili). Nel mese di maggio saranno 31,6 i miliardi… [continua sul sito]

I Gruppi di Acquisto Solidale (GAS) in Italia nascono negli anni ’80 e sono generalmente formati da un gruppo di persone che decidono di unirsi per organizzare i loro acquisti, soprattutto in campo alimentare, privilegiando i prodotti locali, il concetto di “km 0” e i produttori che garantiscono non solo qualità della merce ma anche del lavoro all’interno dei propri cicli produttivi.

L’idea del GAS trova quindi il suo fondamento, da una parte, nell’esigenza di un consumo solidale, sostenibile ed etico, e dall’altra nel risparmio monetario per i partecipanti, dato che i beni, acquistati all’ingrosso, hanno prezzi inferiori rispetto a quelli collocati presso i punti vendita della Grande Distribuzione Organizzata.

L’organizzazione di un GAS di per sé non richiede formalità particolari, è sufficiente organizzare una rete tra conoscenti e amici, con un referente che si occupa dello stoccaggio dei beni e provvede successivamente a distribuirli ai membri del Gruppo.

Alcuni GAS presenti sul territorio però, una volta assunto un certo grado di complessità in merito al flusso di denaro in entrata e in uscita, hanno deciso di costituirsi in associazione… [continua sul sito]

Le raccolte fondi rappresentano una delle più diffuse attività di finanziamento e di sostentamento degli enti non profit. Il D.lgs. n. 117/2017 – Codice del Terzo settore (CTS) per la prima volta definisce e disciplina espressamente, giuridicamente e fiscalmente, questo strumento, codificando la possibilità per tali enti di effettuare raccolte fondi in maniera continuativa.

L’art. 7 del CTS definisce la raccolta fondi come “il complesso delle attività ed iniziative poste in essere da un ente del Terzo settore al fine di finanziare le proprie attività di interesse generale, anche attraverso la richiesta a terzi di lasciti, donazioni e contributi di natura non corrispettiva”. Continua poi il comma 2 dello stesso articolo disponendo che “gli enti del Terzo settore, possono realizzare attività di raccolta fondi anche in forma organizzata e continuativa, anche mediante sollecitazione al pubblico o attraverso la cessione o erogazione di beni o servizi di modico valore, impiegando risorse proprie e di terzi, inclusi volontari e dipendenti, nel rispetto dei principi di verità, trasparenza e correttezza nei rapporti con i sostenitori e il pubblico, in conformità a linee… [continua sul sito]

Il 21 ottobre 2020 è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale il Decreto Ministeriale del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali n. 106 del 15 settembre 2020, con il quale sono state definite le procedure di iscrizione e di funzionamento del Registro Unico Nazionale del Terzo Settore (RUNTS). Inoltre, la conversione del D.L. n. 125 del 7 ottobre 2020 ha prorogato al 31 marzo 2021 la scadenza per l’adeguamento degli statuti, con le maggioranze semplificate, per Organizzazioni di Volontariato (ODV), Associazioni di Promozione Sociale (APS) ed Organizzazioni non Lucrative di Utilità Sociale (ONLUS). L’intento è quello di allineare sempre di più tale scadenza alla data di operatività del RUNTS che oggi inizia ad essere prossima. Pur nell’incertezza, il Registro dovrebbe essere operativo dal mese di aprile 2021.

Con certezza, invece, si può stabilire che, per quanto riguarda le APS e le ODV già iscritte nei rispettivi Registri e per le quali sono state effettuate le modifiche statutarie di adeguamento alla Riforma del Terzo settore, la trasmigrazione nel RUNTS avverrà automaticamente, tramite comunicazione dei dati da parte degli enti che hanno in gestione i… [continua sul sito]