Non si ferma la corsa dei prezzi in Italia che nel mese di gennaio hanno registrato un nuovo picco. secondo le ultime rilevazioni dell’Istat, nel primo mese dell’anno l’indice dei prezzi al consumo è aumentato dell’1,6% su base mensile e del 4,8% rispetto allo stesso mese del 2021. Non si registrava un salto di questa portata addirittura dall’aprile 1996. A trainare l’aumento dei prezzi restano i beni energetici. Se questi ultimi nel mese di dicembre risultavano essere il 29,1% più alti rispetto all’anno precedente, nel mese di gennaio l’aumento è salito al 38,6%. Impressionante la dinamica della componente regolamentata, passata dal già +41,9% di dicembre ad un +94,6% a gennaio che non ha alcun precedente nella serie storica dell’Istat per violenza e velocità. I beni energetici non regolamentati si limitano – per così dire – ad un +22,9% che tuttavia non permette di certo di far rientrare l’aumento dei prezzi.

Così come nei precedenti aggiornamenti, l’aumento dell’indice dei prezzi al consumo ha toccato anche altre voci, non limitandosi all’universo dell’energia. I beni alimentari non lavorati hanno accelerato l’aumento dei prezzi da +2,3% a +3,6%. L’inflazione… [continua sul sito]

L’Italia ha chiuso il 2019 con un deficit pari all’1,6% del Pil, nettamente al di sotto delle previsioni e ai livelli minimi da 2007. Lunedì 2 marzo l’Istat ha pubblicato le statistiche relative al Pil e all’indebitamento delle amministrazioni pubbliche dell’anno 2019, contenente diverse sorprese a livello contabile. La prima è il dato riguardante l’indebitamento netto delle Amministrazioni pubbliche, noto anche e soprattutto come deficit. Nella nota di aggiornamento del Documento di economia e finanza pubblicata il 30 settembre 2019 il rapporto tra deficit e Pil programmatico veniva limato a 2,2% rispetto al Def di aprile (2,4%). Il dato definitivo firmato Istat si è rivelato inferiore di 0,8 punti percentuali, fermandosi all’1,6%. Si tratta del valore più basso dallo scoppio della crisi finanziaria (1,3% nel 2007) e tra i tre più bassi degli ultimi quarant’anni (inizio delle serie storiche). Ad un minore deficit di bilancio corrisponde anche un maggiore avanzo primario rispetto a quanto programmato, con il conto delle Amministrazioni pubbliche al netto degli interessi passivi che conferma il risparmio fatto registrare da circa tre decenni (Grafico da banca dati Istat). Il saldo… [continua sul sito]

L’Italia ha chiuso il 2019 con un deficit pari all’1,6% del Pil, nettamente al di sotto delle previsioni e ai livelli minimi da 2007. Lunedì 2 marzo l’Istat ha pubblicato le statistiche relative al Pil e all’indebitamento delle amministrazioni pubbliche dell’anno 2019, contenente diverse sorprese a livello contabile. La prima è il dato riguardante l’indebitamento netto delle Amministrazioni pubbliche, noto anche e soprattutto come deficit. Nella nota di aggiornamento del Documento di economia e finanza pubblicata il 30 settembre 2019 il rapporto tra deficit e Pil programmatico veniva limato a 2,2% rispetto al Def di aprile (2,4%). Il dato definitivo firmato Istat si è rivelato inferiore di 0,8 punti percentuali, fermandosi all’1,6%. Si tratta del valore più basso dallo scoppio della crisi finanziaria (1,3% nel 2007) e tra i tre più bassi degli ultimi quarant’anni (inizio delle serie storiche). Ad un minore deficit di bilancio corrisponde anche un maggiore avanzo primario rispetto a quanto programmato, con il conto delle Amministrazioni pubbliche al netto degli interessi passivi che conferma il risparmio fatto registrare da circa tre decenni (Grafico da banca dati Istat). Il saldo… [continua sul sito]