Cass. Civ. Sez. lav., 25 gennaio 2011, n. 1699. Il divieto al licenziamento
Tra le misure adottate dal governo per affrontare la situazione di crisi causata dalla diffusione del virus Covid - 19, è compreso il divieto di effettuare licenziamenti per giustificato motivo, con l'obiettivo di contenere il tasso di disoccupazione. Tale misura è oggetto di dibattito in quanto l'imposizione di un limite così rigido al potere datoriale rischia di mettere a rischio la salute delle imprese in maggiore sofferenza.

La tutela del lavoratore da parte della Giurisprudenza e del Datore di Lavoro
Mentre da un lato la giurisprudenza ha così tentato di proteggere i posti di lavoro dei lavoratori dipendenti dagli effetti economici della crisi, dall'altro lato spetta al datore di lavoro tutelare la sicurezza e la salute fisica e mentale degli stessi nell'ambito dell'esercizio dell'attività lavorativa. Da questo ne consegue che, tra gli altri obblighi, il datore di lavoro è tenuto ad informare i lavoratori su tutti i rischi che potrebbero portare ad un danno al lavoratore tale da comprometterne il regolare svolgimento dell'attività lavorativa.

Il rispetto delle linee guida e delle misure... [continua sul sito]
Art. 46 del D.L. 17 marzo 2020, n. 18, convertito con modificazioni dalla l. 24 aprile 2020, n. 27, integrato dal D.L. 19 maggio 2020, n. 34. L'emergenza sanitaria causata dalla diffusione del virus Covid - 19 ha determinato una prevedibile crisi economica per le aziende, che si vedono costrette a gestire i livelli occupazionali dell'organico per fronteggiare le condizioni economiche avverse, ma anche a rispettare i nuovi vincoli imposti dalla normativa che ne limitano il raggio d'azione.
In particolare, con l'art. 46 del D.L. 17 marzo 2020, n. 18 (c.d. "Cura Italia"), convertito con modificazioni dalla legge 24 aprile 2020, n. 27, integrato in corso d'opera dal D.L. 19 maggio 2020, n. 34 (c.d. "Rilancio"), è stato fatto divieto per i datori di lavoro di licenziare i propri dipendenti per giustificato motivo oggettivo fino al 17 agosto (salvo ulteriori proroghe).
Questa norma, che vuole tutelare i livelli occupazionali e proteggere i lavoratori, ha tuttavia il potenziale di mettere in seria difficoltà le aziende che non sono riuscite a riprendersi dopo il termine del Lockdown.
Illustriamo innanzitutto i tipi di licenziamento che restano esclusi dalla norma ex art. 46:

I licenziamenti per ragioni economiche effettuati prima del 17 marzo 2020 e quelli che che saranno perfezionati dopo... [continua sul sito]
La Corte di Cassazione (Sentenza sez. lavoro del 13 novembre 2019 n° 29179) ha affrontato il tema dell'obbligo del datore di lavoro di valutare la possibilità di ricollocazione del dipendente preliminarmente alla decisione di procedere con il licenziamento per giustificato motivo oggettivo.

Nel caso specifico della sentenza ci si riferisce ad un datore di lavoro facente parte di un gruppo di imprese (alcune delle quali all'estero) e consente quindi di delineare i limiti dell'obbligo di repechage. In particolare, il lavoratore sosteneva che l'azienda non avesse correttamente adempiuto al preliminare obbligo di valutare la possibilità della sua ricollocazione anche in altre aziende facenti parte del medesimo gruppo, oltre al mancato rispetto dell'obbligo di correttezza e buona fede nell'individuazione del lavoratore da licenziare.

Il giudice di primo grado e la Corte di Appello respingevano le domande del lavoratore che proponeva, quindi, ricorso in Cassazione. Nel licenziamento per giustificato motivo oggettivo il datore di lavoro non è onerato del solo obbligo di provare la sussistenza in concreto delle ragioni di fatto che lo hanno indotto... [continua sul sito]