Per espressa previsione normativa, sono nulle le ganasce fiscali apposte su veicoli di imprenditori e professionisti che siano in grado di dimostrare la del bene nell'esercizio dell'attività.

La produzione d'idonea documentazione di supporto, corredata da giustificazioni sull'utilizzo del mezzo, consente di ottenere la cancellazione del fermo così come previsto dall'art. 86, D.P.R. 29/09/1973 modificato dall'art. 52, co. 1, lettera m-bis) D.L. 21.06.2013, n. 69 (c.d. Decreto "del Fare").
Ci si chiede cosa accada se il provvedimento di fermo amministrativo riguardi la vettura di un lavoratore dipendente, pubblico o privato, allorquando il mezzo di trasporto sia indispensabile per la produzione del reddito.

Nel silenzio del Legislatore e della prassi amministrativa, a nostro parere, non si può non pervenire, in via meramente interpretativa, ad una soluzione che privilegi il rispetto del principio generale di eguaglianza e ragionevolezza ex art. 3 e 53 della Costituzione, che ridonda nel divieto di introdurre ingiustificate disparità di trattamento tra i contribuenti per situazioni analoghe.

A tale riguardo si segnala... [continua sul sito]
Quando i cittadini italiani si recano a lavorare all'estero, in qualità di dipendenti di imprese italiane oppure estere, spesso conservano comunque la residenza fiscale in Italia ai sensi dell'art. 2 del TUIR. Di conseguenza si rende necessario indicare tali redditi in dichiarazione, in quanto per le persone fisiche residenti la base imponibile include tutti i redditi ovunque prodotti (principio della world wide taxation).
Il lavoro dipendente all'estero è disciplinato da specifiche disposizioni da parte del Testo Unico delle Imposte sui redditi e dalle convenzioni OCSE contro le doppie imposizioni, stipulate dall'Italia con 96 Paesi.

In particolare, l'art. 51 comma 8-bis del TUIR, stabilisce che il reddito da lavoro dipendente:

prestato all'estero in via continuativa e come oggetto esclusivo del rapporto
da persone che soggiornano nello Stato estero per un periodo superiore a 183 giorni nell'arco di 12 mesi[1]

è determinato sulla base delle retribuzioni convenzionali definite annualmente con decreto del Ministro del lavoro e della previdenza sociale. Queste ultime sono retribuzioni determinate sulla base dei contratti collettivi nazionali di lavoro in vigore per le diverse qualifiche (operai, impiegati, dirigenti ecc..), raggruppati per settori di riscontrata omogeneità (es. industria, commercio ecc.). Alcune qualifiche vengono... [continua sul sito]